Caccia al Cinghiale: Brescia, inizia la stagione dell’Alto Garda

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Cinghiale - Sus ScrofaCaccia al Cinghiale: Brescia, inizia da sabato la stagione per il prelievo venatorio nel territorio dei Comuni dell’Alto Garda.

Le controverse misure straordinarie autorizzate  nel parco hanno portato  al prelievo di soli cinque capi. Il conto alla rovescia sta per esaurirsi e da sabato, con l’ormai consueto corollario di polemiche e recriminazioni, si potrà cacciare il cinghiale. La stagione durerà circa tre mesi e consentirà l’abbattimento con il metodo della braccata, quella con l’utilizzo del segugio nelle zone di caccia libera, il comprensorio «basso» dell’entroterra gardesano.

La Provincia ha fissato le regole d’ingaggio nei territorio dei Comuni del Parco alto Garda Bresciano. A Gardone Riviera, Toscolano Maderno, Gargnano, Tignale, Tremosine e Limone si potrà sparare fino al 30 novembre per un giorno a settimana, sempre di sabato. Poi, dal 3 al 28 dicembre, le giornate raddoppieranno e le battute potranno essere organizzate anche al mercoledì. Al netto del dibattito e dei fisiologici attacchi degli animalisti, sullo sfondo della nuova stagione venatoria si staglia un un interrogativo legato alla tutela della biodiversità del Parco dell’Alto Garda: le colonie di cinghiali sono in diminuzione? La domanda sorge spontanea analizzando i dati del censimento effettuato negli ultimi due anni: nel 2012 sono stati abbattuti 449 capi. Nel 2013 la presenza dei suinidi era stimata in 496 capi nella zona bassa del parco e di 182 nelle zone protette più a nord, quelle del parco naturale.

Per questa stagione venatoria, nella «zona 6», quella dell’alto Garda, dove la presenza dei cinghiali è in teoria massiccia, la Provincia ha previsto l’abbattimento di 256 capi per una stima ufficiale, secondo i dati del censimento effettuato dal comprensorio alpino CA8, di 262 animali. Numero sempre rilevante se paragonato a quello delle altre zone delle prealpi bresciane. In effetti nel Parco è autorizzato l’abbattimento del 98% dei capi censiti contro il 90% concesso negli altri comprensori: zona 4 (Valtrompia) 31 capi abbattibili contro i 35 stimati, zona 5 (alto Sebino) 14 abbattimenti per 16 animali presenti, zona 7 e 9 (Vallsabbia) 72 capi su 80, zona 8 (Darfo), 15 contro 17. Il trend del parco è in controtendenza. «Anche nelle zone di Magasa e Valvestino interdette alle tre squadre di cacciatori operative nella parte bassa del parco – fanno sapere dall’ufficio agricoltura della Comunità Montana – la Provincia ha autorizzato i cacciatori di selezione agli ungulati come camoscio, cervo, muflone all’abbattimento di 62 capi del suide, il 66% in meno rispetto all’anno scorso quando i capi censiti nelle zone protette erano stimati in 182».

A suffragare queste considerazioni ci sono anche i risultati, in verità modesti, dei primi tre mesi di uscite di «contenimento» effettuate dalle squadre di selecontrollori abilitati nelle zone di parco naturale a Tignale e Tremosine. Come si ricorderà, nella primavera del 2013 fu approvato dopo varie vicissitudini, anche politiche in Comunità Montana, un regolamento per il prelievo del cinghiale nel Parco alto Garda. C’era curiosità sugli effetti della soluzione adottata per il contenimento della specie. Ebbene, «da fine giugno – spiegano i tecnici dell’ufficio agricoltura della Comunità Montana – le prime uscite settimanali effettuale solo mercoledì sera o all’alba del giorno successivo hanno consentito il prelievo di soli cinque capi, tutti nella zona di Tignale». Tanto rumore insomma per nulla…o quasi.

( 3 ottobre 2014 )

Fonte: BresciaOggi

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