Caccia al cinghiale, Cacciatori Toscani: “O si cambia passo o la protesta continua”

L'associazione venatoria ha chiesto, tra le altre cose, piani di gestione articolati per gli ungulati e nuovi perimetri per le aree vocate.

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Caccia al cinghiale

Caccia al cinghialeDopo le precisazioni sulla caccia alla lepre e le proposte della Società Italiana Pro Segugio, la Confederazione dei Cacciatori Toscani è intervenuta anche sul prelievo venatorio del cinghiale. Si tratta di un vero e proprio ultimatum: “O si cambia passo o la protesta delle squadre di cinghialai con la sospensione dei contenimenti continua”. CCT ritiene che la Regione Toscana sia fin troppo intransigente nel chiudere le porte ai cacciatori, di conseguenza la posizione non può che essere così ferma e dura.

Questa prima risposta, inoltre, potrebbe estendersi dalla provincia di Arezzo a tutto il piano regionale, bloccando la gestione dell’emergenza ungulati. Le conseguenze sono facilmente immaginabili, soprattutto dal punto di vista economico. Non poteva mancare una critica nei confronti della Legge Obiettivo, contestata dall’associazione fin dalle prime valutazioni e che si è confermata molto limitata. Secondo la confederazione sarebbe stato più opportuno puntare sulle leggi esistenti, unendo la responsabilità dei cacciatori e delle squadre con il prelievo in controllo. CCT ha chiesto diversi interventi.

In particolare, sono stati auspicati piani di gestione articolati per gli ungulati (cinghiale in primis), una ridefinizione perimetrale delle aree vocate e una fascia di rispetto oltre i confini di queste aree pari ad almeno 500 metri. L’articolo 37, poi, viene visto come uno strumento necessario per limitare i danni, senza dimenticare l’attivazione dei foraggiamenti dissuasivi in punti geo-referenziati.

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