Caccia: Genova, più di mille cacciatori in piazza per difendere la stagione venatoria

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Manifestazione protesta cacciatori a GenovaCaccia: Genova, più di mille i cacciatori scesi in piazza per protestare contro la terza sospensione della stagione venatoria dopo l’ennesimo ricorso anticaccia.

Sono quasi duemila i cacciatori di tutta la Liguria (secondo gli animalisti poche centinaia!),  che questa mattina sono scesi in piazza a Genova per protestare contro l’incertezza del diritto, contro i continui sconvolgimenti dei provvedimenti regionali in materia di attività venatoria causati dai ricorsi anticaccia; così questa mattina i cacciatori hanno sfilato per le strade cittadine fino porre in essere un presidio in piazza De Ferrari chiedendo certezze sullo svolgimento dell’attività venatoria soprattutto a fronte delle tasse governative già pagate per un diritto non concesso. Molti gli striscioni degli ambiti e delle federazioni, ma anche quelli di solidarietà con i lavoratori in ambito venatorio. Molte le sigle dell’associazionismo venatorio presenti in piazza, tra queste l’Unione Nazionale Enalcaccia, Pesca e Tiro, il cui vicepresidente, Pietro Saldan, ha commentato, “Siamo stati ricevuti dal presidente della Giunta e dai capigruppo di maggioranza e opposizione abbiamo ottenuto una risposta improntata alla massima solidarietà e l’impegno della Regione perché sia messa fine, una volta per tutte, a queste iniziative strumentali da parte di ambientalisti-animalisti che non portano a nulla. Nonostante siano già stati sconfessati lo scorso anno in quasi tutta Italia dai Tribunali Amministrativi e dal Consiglio di Stato continuano a riproporre gli stessi ricorsi”.

Nella giornata di domani, 26 novembre, il Consiglio di Stato si pronuncerà nel merito sulla sospensiva del Calendario Venatorio pertanto i cacciatori liguri chiedono alla Regione Liguria che, indipendentemente dall’esito del pronunciamento, si attivi per consentire lo svolgimento della caccia fino a gennaio. Infatti, ha spiegato Saldan, “Ci sono tre ipotesi: Prima ipotesi, se il Consiglio di Stato desse ragione ai ricorrenti, saremmo di fronte a un vuoto normativo dovuto all’assenza del Calendario, e la Regione dovrebbe quindi provvedere”. La seconda ipotesi prevede l’annullamento di alcuni passaggi del Calendario “per cui la Regione sarebbe legittimata a intervenire per porvi rimedio”. Infine la terza ipotesi, auspicata dai cacciatori: “Il Consiglio di Stato dà ragione all’ente Regione e quindi dovrebbe essere riconsiderato valido a tutti gli effetti il Calendario vigente”.

Nel corso dell’incontro l’assessore regionale alla Caccia, Renata Briano ha detto, “Serve una maggiore certezza di lavoro per le Regioni e dove è il caso modificare la normativa nazionale per rimetterci nella condizione di lavorare serenamente nel rispetto delle leggi e nella certezza del diritto. E a questo proposito domani, sulla base di ciò che dirà la sentenza del Consiglio di Stato, noi ci muoveremo per ripristinare il diritto dei cacciatori di riprendere l’attività nel più breve tempo possibile”. Nel corso della riunione le associazioni dei cacciatori hanno fatto presente “l’importanza di un calendario venatorio rispettato da tutti con una valenza annuale che dica chiaramente come si svilupperà la stagione”.

L’assessore Briano ha garantito comunque che tutte le azioni che la Regione intende assumere verranno adottate di comune accordo con i consiglieri, sia di maggioranza che di minoranza e a questo proposito domani, in Consiglio Regionale, verrà presentato un ordine del giorno in modo da garantire il diritto dei cacciatori a riprendere l’attività e far pressioni sul Governo per intervenire sulla legislazione, in modo da rafforzare la competenza regionale. Altro nodo della discussione, nonché motivo di protesta aggiuntivo da parte dei cacciatori,  è la situazione occupazionale degli impiegati diretti nella caccia che in Liguria ammontano a circa duecento, tra Ambiti Territoriali di Caccia, Federazioni e armerie, per non parlare di quelli dell’intero indotto prodotto su base regionale dall’Attività Venatoria.

Presente alla giornata di protesta a Genova anche il presidente della Provincia di Savona, Angelo Vaccarezza, che ha così commentato la situazione, “Bloccare la caccia è negare un diritto per cui queste persone hanno pagato non potendo alla fine praticare una loro passione. Molti non si rendono conto del danno che si sta causando: l’assenza del cacciatore sul territorio significa l’abbandono di quel territorio che viene solitamente gestito da chi lo frequenta, che sia agricoltore o cacciatore. Il sodalizio tra associazioni venatorie e agricole dà la gestione di boschi e entroterra. Voglio vedere se i cosiddetti “ambientalisti”, che ambientalisti non sono ma sono solo anti-caccia, si sostituissero ad essi per tutelare l’ambiente come fanno loro”.

Infine Vaccarezza ha concluso, “Il problema è che se continuiamo ad andare avanti con una delibera che può essere ogni volta impugnata, la caccia non sarà più una certezza, e allora perché pagare il tesserino? Chi si batte contro l’attività venatoria vorrei pensasse a cosa diventerebbe l’entroterra senza i cacciatori: un covo di rovi, cinghiali e territorio d’incendi. Un bel risultato davvero”.

Non poteva ovviamente mancare il solito commento degli ambientalisti che hanno definito la manifestazione dei cacciatori “Una protesta paradossale”. In una propria nota infatti le sezioni liguri di Wwf, Lega Abolizione Caccia, e Verdi Ambiente e Società hanno così commentato la manifestazione di protesta procaccia, “La manifestazione di protesta dei cacciatori contro i magistrati del Consiglio di Stato, che svolgono il proprio ruolo di giudici dei traballanti provvedimenti amministrativi della Regione in materia di Calendario Venatorio, ha il sapore di uno sberleffo alla Genova prostrata da giorni di pur sacrosante rivendicazioni lavorative”. Proseguendo hanno affermato gli anticaccia, “Se è ovvio che si debba e si possa manifestare per la garanzia del proprio posto di lavoro sembra paradossale che in una città in crisi si creino disagi in centro città e ci si rivolga al Prefetto per inveire contro un pronunciamento dell’Autorità Giudiziaria”.

Inoltre, hanno affermato concludendo, gli ambientalisti, “I cacciatori liguri (scesi ormai sotto la soglia dei 18.000) sono l’uno per cento della popolazione regionale mentre la maggioranza dei liguri, secondo ogni sondaggio demoscopico, oramai non prova che disprezzo per forme di sfruttamento dei beni naturali improntate ad un consumismo “calibro 12”. Se la Giunta regionale rappresentasse l’insieme dei cittadini liguri e redigesse provvedimenti rispettosi dei pareri scientifici obbligatori, nessun politico potrebbe più lucrare su un contenzioso giudiziario nato solo per l’ostinazione di un amministrazione ad arroccarsi su posizioni indifendibili. La fauna selvatica migratrice è un patrimonio naturale di valenza internazionale e non può essere oggetto di mercimonio elettoralistico”.

25 novembre 2013

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