Caccia in deroga: Arriva lo stop dal Tar in Veneto

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IL CASO. Zanoni (Lac) euforico: «Sospese due delibere della Regione grazie ai nostri ricorsi». Ma Berlato getta acqua sul fuoco: «La giunta veneta ha già pronta la delibera-bis. Domani si potrà sparare come se nulla fosse accaduto»

Caccia in Deroga: Il Tribunale amministrativo regionale disinnesca le doppiette venete. La caccia in deroga, cioè quella ad alcune specie protette, è stata sospesa dai giudici veneziani insieme a parte del calendario venatorio regionale. È il risultato, momentaneo, dei due ricorsi della Lega anticaccia (Lac), contro le delibere della Regione.

Il presidente dell’associazione, Andrea Zanoni, canta vittoria: «È una giornata memorabile, questo è un doppio siluro alla giunta Galan». Ma Sergio Berlato, l’europarlamentare del Pdl caro a molte doppiette venete e molto vicino all’assessore regionale alla Caccia Elena Donazzan, ribatte perentorio: «L’euforia degli anticaccia durerà una giornata. La Regione ha pronta una nuova delibera» che, secondo Berlato, verrà approvata già oggi. «Da domani i cacciatori potranno sparare secondo le deroghe previste dalla Regione». E siccome oggi è giornata di “silenzio venatorio”, «sarà come se, di fatto, nulla fosse accaduto».
LE SOSPENSIONI. Quel che avverrà lo si vedrà nelle prossime ore. Al momento, la certezza è che ci sono due provvedimenti del Tar. Uno sospende la delibera regionale sulla caccia in deroga, fissando la prossima udienza all’11 di novembre. Il Tar si è pronunciato nella forma “inaudita altera parte”, cioè senza sentire la controparte, come ammesso in determinati casi di urgenza qualora il ricorrente lo richieda. Allo stato attuale, per effetto della sospensione non si può dunque sparare a pispola, storno, fringuello e peppola, le specie inserite nelle deroghe dalla Regione.
L’altro provvedimento sospende parte del calendario venatorio regionale. In particolare la Lac contestava quattro punti: «L’uso del piccione domestico come richiamo vivo per il colombacci; la caccia vagante a dicembre e gennaio; la possibilità di immissione della pernice rossa e il conseguente pericolo di ibridazione con specie autoctone; e la caccia a specie sempre più rare come il “combattente” e la “moretta».
LA LOTTA POLITICA. L’altra certezza è che la battaglia – ben condita di connotazioni ideologico-elettorali – sulle regole in materia di caccia è sempre più accesa: dopo un’estate caratterizzata da lotte interne al centrodestra, tra Lega Nord e Pdl, antipasto della competizione per le prossime elezioni regionali, la legge sulla caccia in deroga non era stata approvata, surrogata da una delibera della Giunta regionale. Uno strumento più debole ed esposto all’incertezza dei ricorsi, che la Lac ha puntualmente presentato.
LA REGIONE RILANCIA. Ora, a fronte della sospensiva decisa dai giudici, la Regione ha in animo di replicare tambur battente, vanificando l’effetto del provvedimento con una nuova delibera. Lo annuncia Sergio Berlato: «Vorrei dire che ci sorprende la decisione del Tar di sospendere senza ascoltare la controparte – attacca -. Ma siamo convinti che la Regione presenterà un provvedimento immediato, che ha già pronto. Già da sabato i cacciatori potranno sparare nel rispetto delle regole regionali ed europee». E se per ora Zanoni si gode il risultato, dicendo che «è stato demolito il “lodo Galan”» e chiede all’assessore Donazzan «immediate dimissioni», Berlato rassicura le doppiette: «La Regione garantirà il diritto di esercitare l’attività venatoria».

Fonte: Il Giornale di Vicenza 

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