Caccia: Toscana, cambia la caccia agli ungulati

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Cinghiali in branco - Sus ScrofaCaccia: Toscana, una delibera regionale cambia la caccia agli ungulati, istituite aree ad alta criticità con azioni particolari di contenimento degli ungulati “problematici”.

Lo scorso 5 maggio 2014 la Regione Toscana ha approvato una delibera che a tutti gli effetti cambia la caccia agli ungulati sul territorio regionale con l’istituzione di aree ad alta criticità all’interno delle quali verranno attuate particolari azioni di contenimento degli ungulati “problematici”.

 

Di seguito pubblichiamo un estratto dal verbale della seduta del 5 maggio 2014 N.373 proposta dall’Assessore all’Agricoltura, Gianni Salvadori.

Oggetto: Indirizzi per la gestione faunistica venatoria degli ungulati in Toscana e approvazione di 42 aree problematiche.

LA GIUNTA REGIONALE

VISTA la Convenzione di Berna (Berna 1979) che definisce cervidi e bovidi sono considerate “specie di fauna protetta ma ne è ammesso lo sfruttamento purchè regolamentato;
VISTA la Direttiva Habitat (92/43/CEE del 21 maggio 1992) che ribadisce principi della Convenzione di Berna relativamente agli ungulati;
VISTA la Convenzione sulla biodiversità (Rio de Janeiro 1992) che sviluppa il concetto di biodiversità e ammette l’uso sostenibile delle sue componenti stabilendo i principi generale della sua conservazione e promuove la ricerca come strumento utile per garantire conservazione e utilizzo durevole delle risorse ambientali;
VISTA la legge 11 febbraio 1992, n. 157 “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio”;
VISTA la legge regionale Toscana 12 gennaio 1994, n. 3 “Recepimento della legge 11 febbraio 1992, n.157 “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio” ed in particolare l’articolo 4 che attribuisce alla Regione le seguenti funzioni che attengono ad esigenze di carattere unitario sul territorio regionale: indirizzo, coordinamento, controllo e programmazione regionale;
VISTO l’articolo 11-quaterdecies, comma 5, della legge 2 dicembre 2005, n. 248 “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, recante misure di contrasto all’evasione fiscale e disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria” che recita: “Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sentito il parere dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica o, se istituti, degli istituiti regionali, possono, sulla base di adeguati piani di abbattimento selettivi, distinti per sesso e classi di età, regolamentare il prelievo di selezione degli ungulati appartenenti alle specie cacciabili anche al di fuori dei periodi e degli orari di cui alla legge 11 febbraio 1992, n. 157.”
VISTA la legge regionale Toscana 10 giugno 2002, n. 20 “Calendario venatorio e modifiche alla legge 12 gennaio 1994, n. 3 (Recepimento della legge 11 febbraio 1992, n.157 “Norme per laprotezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio) ed in particolare l’articolo 7, comma 6 che recita: “Nel rispetto delle indicazioni contenute nei propri piani faunistico venatori, le Province approvano, previo parere dell’ISPRA, piani abbattimento in forma selettiva di ungulati distinti per sesso e classi di età ed indicanti il periodo di prelievo nel rispetto della normativa vigente.”;
VISTO il D.p.g.r. 33/r del 26 luglio 2011 “Regolamento di attuazione della l.r. n. 3 del 12 gennaio 1994, n. 3 “Recepimento della legge 11 febbraio 1992, n. 157 “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio” ed in particolare gli articoli 86 e seguenti;
VISTA la pubblicazione dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) “Linee guida per la gestione degli ungulati cervidi e bovidi” n. 91/2013;

CONSIDERATO che il problema del sovra-popolamento di ungulati, in particolare di caprioli e cinghiali, in Regione Toscana è particolarmente grave, sono stimati (su tutto il territorio regionale) circa 200.000 caprioli, altrettanti cinghiali, 8.000 daini e 4.000 cervi, praticamente siamo la regione europea con la massima presenza di queste specie;
CONSIDERATO che tale situazione è dovuta anche alla particolare conformazione del territorio, coperto da boschi e foreste per oltre il 50%, nonché dalla qualità ambientale favorevole per la fauna e in particolare per i gli ungulati;
CONSIDERATO che densità così elevate di grossa fauna stanziale costituiscono un serio rischio per il mantenimento dell’equilibrio naturale del territorio, una vera criticità per la tutela della biodiversità con pericolo di conservazione di specie vegetali e animali, alcune anche particolarmente protette;

DATO ATTO che inoltre tali densità pongono seri problemi di gestione, vista la loro capacità di causare danni alle coltivazioni e incidenti stradali come risulta dai dati presenti nell’Osservatorio regionale faunistico venatorio;

CONSIDERATO che i danni alle coltivazioni agricole registrati in Toscana, come evidenziati dalle province e dalle organizzazioni professionali agricole, sono gravi per l’agricoltura toscana dato che, essendo interessata da pianura solo per l’otto per cento del territorio, ha prevalentemente produzioni di alta qualità e non di quantità con un mercato selezionato. Pertanto i danni agli oliveti, vigneti, ai i frutteti e alle colture tipiche dell’agricoltura toscana sono particolarmente gravosi perché strettamente collegati a perdite di mercato;

DATO atto che in Toscana sono presenti 23.607 unità tecnico-economiche (UTE) con vigneti con una superficie media di 2,45 ettari, distribuite in percentuali diverse in tutte le province della Regione, e che oltre la metà delle UTE ha una superficie vitata inferiore ad un ettaro;

RILEVATO altresì l’elevato livello qualitativo raggiunto dalle produzioni regionali dimostrato dalla presenza di vini a denominazioni di origine (DOCG e DOC) corrispondenti a circa il 67 % del totale delle superfici a vite in Toscana;
RILEVATO altresì che la viticoltura rappresenta un settore portante dell’economia agricola regionale con un valore economico registrato nel 2012 pari a 329 milioni di euro, corrispondenti al 13% del valore complessivo dei prodotti delle coltivazioni e della zootecnia;

CONSIDERATO che la situazione toscana costituisce una particolarità nel panorama nazionale dato che le densità di ungulati presenti sul territorio sono analoghe a quelle austriache e ben superiori alla media nazionale italiana e delle altre nazioni europee, come è ben evidenziato dal seguente grafico estratto dalla relazione del Prof. Marco Apollonio al convegno del 13 dicembre 2013 dal titolo “Strategie proposte per l’equilibrio naturale del territorio. Cinghiali, Caprioli, Daini, Cervi e Mufloni in Toscana”;

RITENUTO quindi opportuno coordinare la gestione faunistico venatoria degli ungulati su tutto il territorio regionale per garantire un intervento urgente e efficace che tuteli concretamente l’equilibrio ambientale del territorio e le colture agricole toscane;
RITENUTO necessario attivare tutte le forme di caccia previste nei confronti delle specie ungulate, in maniera sinergica e organizzata dagli ATC, principalmente nelle zone del territorio toscano qualificate come problematiche in base al suddetto documento pubblicato da ISPRA “Linee guida per la gestione degli ungulati cervidi e bovidi” n. 91/2013;
RITENUTO pertanto necessario individuare le aree problematiche della Toscana in conformità al suddetto documento pubblicato da ISPRA;

DATO ATTO che sono state individuate sul territorio regionale toscano 42 aree problematiche cioè zone in cui “l’agricoltura è fortemente indirizzata verso coltivazioni particolarmente sensibili” ovvero “caratterizzate da una elevata presenza di infrastrutture antropiche” in cui è desiderabile mantenere le popolazioni di ungulati ad una densità estremamente contenuta (densità obiettivo indicata da ISPRA tendente a 0);
DATO atto che le 42 aree problematiche della Regione Toscana sono state individuate anche a livello cartografico prendendo in considerazione principalmente i seguenti criteri: danni alle colture registrati negli ultimi anni e georeferenziati, uso del suolo, rete viaria, infrastrutture antropiche, colture agricole e aree protette e rappresentano complessivamente 470.982 ettari pari a circa il 23% dell’intero territorio regionale;
DATO ATTO che le singole aree problematiche sono state individuate a seguito di concertazione con le Province competenti per il territorio e le Organizzazioni professionali agricole;

DATO ATTO che in provincia di Arezzo sono state individuate 5 aree problematiche che misurano complessivamente 105.504 ettari come di seguito descritte:
o Arezzo 1 (Casentino) misura 9.047 ettari ed interessa i Comuni di Pratovecchio-Stia, Poppi, Castel S. Niccolò, Ortignano Raggiolo, Bibbiena, Chiusi della Verna, Castel Focognano;
o Arezzo 2 (Cà Raffaello) misura 1.508 ettari ed interessa il Comune di Badia Tedalda;
o Arezzo 3 (Sestino) misura 3.105 ettari ed interessa i Comuni di Badia Tedalda e Sestino;
o Arezzo 4 (Valtiberina) misura 11.956 ettari ed interessa i Comuni di Anghiari, Monterchi,
Pieve S.Stefano, Sansepolcro, Caprese Michelangelo;
o Arezzo 5 (Area aretina) misura 105.888 ettari ed interessa i Comuni di Castelfranco-
Piandiscò, Terranuova Bracciolini, S.Giovanni Valdarno, Montevarchi, Cavriglia, Laterina,
Bucine, Castiglion Fibocchi, Arezzo, Pergine Valdarno, Monte S.Savino, Lucignano,
Arezzo, Subbiano, Capolona, Castiglion Fiorentino, Cortona.
Nelle suddette aree problematiche sono presenti coltivazioni agricole, soprattutto vite, cereali, mais e foraggere, soggette a danneggiamento causato in prevalenza dalla specie cinghiale che costituisce anche causa di incidenti stradali;

DATO ATTO che in provincia di Firenze sono state individuate 2 aree, che misurano complessivamente 110.997 ettari come di seguito descritte:
o Firenze 1 (Chianti) misura 97.521 ettari ed interessa i Comuni di Certaldo, Castelfiorentino, Impruneta, Firenze, Greve in Chianti, Incisa-Figline Val d’Arno, Mercatale, Montespertoli, Panzano, Poggibonsi, San Casciano Val di Pesa, San Polo, Rignano sull’Arno, Strada in Chianti e Tavarnelle Val di Pesa;
o Firenze 2 (Pontassieve) misura 13.476 ettari ed interessa i Comuni di Fiesole, Pelago,
Pontassieve e Rufina.
Le suddette aree problematiche sono caratterizzate dalla presenza di colture agricole di pregio, soprattutto vigneti, soggette a danneggiamento causato in prevalenza dalle specie capriolo, cinghiale e daino. Le suddette specie ungulate sono causa anche di incidenti stradali.

DATO ATTO che in provincia di Grosseto sono state individuate 7 aree problematiche che
misurano complessivamente 48.749 ettari come di seguito descritte:
o Grosseto 1 misura 9.948 ettari ed interessa i Comuni di Follonica, Gavorrano, Masa
Marittima e Scarlino;
o Grosseto 2 misura 14.425 ettari ed interessa i Comuni di Castiglione della Pescaia e
Grosseto;
o Grosseto 3 misura 11.231 ettari ed interessa il Comune di Grosseto;
o Grosseto 4 misura 4.028 ettari ed interessa i Comuni di Castell’Azzara, Semproniano e
Sorano;
o Grosseto 5 misura 2.654 ettari ed interessa il Comune di Manciano;
o Grosseto 6 misura 4.501 ettari ed interessa il Comune di Pitigliano;
o Grosseto 7 misura 1.962 ettari ed interessa i Comuni di Cingano e Castel Del Piano.
Le suddette aree problematiche sono caratterizzate dalla presenza di colture agricole o da particolari connotazioni ambientali che le rendono non idonee ad una eccessiva presenza di caprioli e cinghiali.

DATO ATTO che in provincia di Livorno sono state individuate 3 aree problematiche che misurano complessivamente 46.083 ettari come di seguito descritte:
o Livorno 1 (Livorno Nord) misura 22.317 ettari ed interessa i Comuni di Collesalvetti, Livorno e Rosignano Marittimo;
o Livorno 2 (Livorno Sud) misura 12.257 ettari ed interessa i Comuni di Campiglia Marittima, Piombino, San Vincenzo e Suvereto;
o Livorno 3 (Livorno Centro) misura 11.509 ettari ed interessa i Comuni di Bibbona, Castagneto Carducci e Cecina.
Le suddette aree problematiche sono caratterizzate dalla presenza di colture agricole, soprattutto cereali e foraggere, e da infrastrutture viarie, produttive e turistico-ricreative che le rendono non idonee ad una eccessiva presenza di cinghiali. Gli ungulati sono inoltre causa di molti incidenti stradali.

DATO ATTO che in provincia di Lucca sono strate individuate 7 aree problematiche che misurano complessivamente 30.192 ettari come di seguito descritte:
o Lucca 1 (Corubbio) misura 78 ettari ed interessa il Comune di Minacciano;
o Lucca 2 (La Fratta – Gragnana) misura 141 ettari ed interessa il Comune di Piazza al
Serchio;
o Lucca 3 (Caprignana Valle) misura 126 ettari ed interessa i Comuni di Piazza al Serchio e San Romano Garfagnana;
o Lucca 4 (Pianacci) misura 81 ettari ed interessa il Comune di Villa Collemandina;
o Lucca 5 (Piana di Lucca) misura 7.237 ettari ed interessa il Comune di Lucca;
o Lucca 6 (Borgo a Mozzano) misura 4.199 ettari ed interessa il Comune di Borgo a
Mozzano;
o Lucca 7 (Pietrasanta) misura 18.330 ettari ed interessa il Comune di Pietrasanta.
Le suddette aree problematiche sono caratterizzate dalla presenza di colture agricole, soprattutto foraggere e cereali, e da un contesto territoriale suscettibile di dissesto idrogeologico che le rendono non idonee ad una eccessiva presenza di cinghiale.

DATO ATTO che in provincia di Massa Carrara sono state individuate 4 aree problematiche che misurano complessivamente 5.032 ettari come di seguito descritte:
o Massa 1 (Pontremoli) misura 1.298 ettari ed interessa il Comune di Pontremoli;
o Massa 2 (La Dorbola) misura 723 ettari ed interessa il Comune di Aulla;
o Massa 3 (I Pilastri) misura 1.003 ettari ed interessa il Comune di Fosdinovo;
o Massa 4 (Candia) misura 2.008 ettari ed interessa il Comune di Massa Carrara.
Le suddette aree problematiche sono caratterizzate dalla presenza di colture agricole, soprattutto foraggere, ma anche vigneti di pregio, e da un contesto territoriale suscettibile di dissesto idrogeologico che le rendono non idonee ad una eccessiva presenza di cinghiale.

DATO ATTO che in provincia di Pisa sono state individuate 2 aree problematiche che misurano complessivamente 4.394 ettari come di seguito descritte:
o Pisa 1 (Volterra) misura 2.270 ettari ed interessa il Comune di Volterra;
o Pisa 2 (Pomarance) misura 2.124 ettari ed interessa i Comuni di Pomarance e Castelnuovo Valdicecina.
Le suddette aree problematiche sono caratterizzate dalla presenza di colture agricole, soprattutto seminativi e cereali, e da infrastrutture viarie che le rendono non idonee ad una eccessiva presenza di cinghiali. Gli ungulati sono inoltre causa di molti incidenti stradali.

DATO ATTO che in provincia di Pistoia sono state individuate 4 aree problematiche che misurano complessivamente 29.855 ettari come di seguito descritte:
o Pistoia 1 (Montalbano) misura 5.567 ettari ed interessa i Comuni di Monsummano Terme, Larciano, Lamporecchio, Quarrata e Serravalle Pistoiese
o Pistoia 2 (Pianura Pistoiese) misura 10.989 ettari ed interessa i Comuni di Pistoia, Agliana, Montale, Quarrata e Serravalle Pistoiese;
o Pistoia 3 (Valdinievole) misura 12.029 ettari ed interessa i Comuni di Monsummano Terme, Pieve a Nievole, Montecatini Terme, Massa e Cozzile, Buggiano, Uzzano, Pescia, Ponte Buggianese, Chiesina Uzzanese, Larciano, Lamporecchio;
o Pistoia 4 (Padule di Fucecchio) misura 1.270 ettari ed interessa i Comuni di Monsummano Terme, Pieve a Nievole, Ponte Buggianese, Chiesina Uzzanese, Larciano, Lamporecchio.
Le suddette aree problematiche sono caratterizzate dalla presenza di colture agricole, soprattutto seminativi, viti e ulivi, vivai e floricoltura nonché da infrastrutture viarie e aree fortemente antropizzate che le rendono non idonee ad una eccessiva presenza di ungulati. Gli ungulati sono inoltre causa di molti incidenti stradali.

DATO ATTO che in provincia di Siena sono state individuate 8 aree problematiche che misurano complessivamente 90.176 ettari come di seguito descritte:
o Siena 1 (Val di Cecina-Val di Feccia)) misura 14.552 ettari ed interessa i Comuni di Casole d’Elsa, Radicondoli e Chiusdino;
o Siena 2 (Chianti) misura 13.800 ettari ed interessa i Comuni di Castellina in Chianti, Radda in Chianti e Monteriggioni;
o Siena 3 (Chianti) misura 13.200 ettari ed interessa i Comuni di Gaiole in Chianti e Castelnuovo Berardenga;
o Siena 4 (Montalcino) misura 15.800 ettari ed interessa il Comune di Montalcino;
o Siena 5 (Valdichiana Nord) misura 9.214 ettari ed interessa i Comuni di Sinalunga, Trequanda e Torrita di Siena;
o Siena 6 (Valdichiana Sud) misura 15.010 ettari ed interessa i Comuni di Montepulciano, Chiusi e Chianciano Terme;
o Siena 7 (Castiglione d’Orcia) misura 4.690 ettari ed interessa il Comune di Castiglione d’Orcia;
o Siena 8 (Rosia-Val di Merse) misura 3.910 ettari ed interessa il Comune di Sovicille.
Le suddette aree problematiche sono caratterizzate dalla presenza di colture agricole di pregio, soprattutto vigneti, soggette a danneggiamento causato in prevalenza degli ungulati. Le suddette specie ungulate sono causa anche di incidenti stradali.

VISTE le cartografie relative alle aree sopradescritte (allegati da 1 a 9) che costituiscono parte integrante e sostanziale del presente provvedimento;
VISTA la cartografia generale riepilogativa di tutte le aree problematiche della Regione (allegato 10),
RITENUTO opportuno indicare specifiche strategie venatorie da implementare nelle suddette aree problematiche, che dovranno essere organizzate dagli Ambiti Territoriali di Caccia (ATC) sul proprio territorio di competenza;
VISTO il documento “Indirizzi per la gestione degli ungulati in Toscana – stagione venatoria 2014-2015” (allegato 11) indicate strategie e modalità gestionali relative alle specie ungulate che le singole Province sono tenute ad implementare sul proprio territorio di competenza per garantire un coordinato intervento venatorio sul territorio regionale;
CONSIDERATO che la Provincia, qualora verifichi l’inefficacia di tutti metodi preventivi dei danneggiamenti alle colture adottati nelle aree problematiche (prevenzione e attività venatoria) con conseguente verificarsi di danni provvede senza indugio ad attivare le procedure per il controllo faunistico;
VISTO il parere rilasciato da ISPRA in data 22 aprile 2014 prot. 0016978, agli atti presso il Settore Attività faunistica venatoria, pesca dilettantistica, politiche ambientali, in cui si dà “atto delle rilevanti problematiche legate al segnalato incremento dei danni causati dagli ungulati, in particolare alle produzioni agricole di rilevante valore economico presenti nella Regione, ed all’urgente necessità di prevenire e mitigare tali impatti”
DATO atto che ISPRA esprime parere favorevole circa l’impostazione generale proposta pur riservandosi di valutare la congruità di tutto il materiale istruttorio inviato dalle singole province nelle prossime settimane;
COSIDERATA la necessità di procedere ad avviare azioni mirate di controllo faunistico per la tutela delle produzioni vitivinicole toscane da effettuare entro il prossimo 25 maggio 2014 nelle aree problematiche dove le misure di prevenzione dei danni hanno dato esito negativo;

A voti unanimi

DELIBERA

1. di approvare le aree problematiche della Toscana come descritte in premessa e rappresentate cartograficamente negli allegati da 1 a 10 che costituiscono parte integrante e sostanziale del presente atto;
2. di approvare a fini di indirizzo per garantire un prelievo venatorio degli ungulati coordinato nella prossima stagione venatoria il documento “Indirizzi per la gestione faunistico venatoria degli ungulati in Toscana – stagione venatoria 2014-2015” (allegato 11);
3. di invitare le Province ad avviare azioni mirate di controllo faunistico per la tutela delle produzioni vitivinicole toscane da effettuare entro il prossimo 25 maggio 2014 nelle aree problematiche dove le misure di prevenzione dei danni hanno dato esito negativo.

Dall’allegato 11 alla Delibera n.373 del 5 maggio 2014 “Indirizzi per la gestione faunistico venatoria degli ungulati in Toscana Stagione venatoria 20142015”:

Premessa

In Toscana la presenza di specie ungulate è così diffusa e numericamente elevata da costituire un serio rischio per il mantenimento dell’equilibrio naturale del territorio, una vera criticità per la biodiversità con pericolo per la conservazione di specie vegetali e animali, alcune anche particolarmente protette.

Su tutto il territorio regionale sono stimati circa 200.000 caprioli, altrettanti cinghiali, 8.000 daini e 4.000 cervi, praticamente siamo la regione europea con la massima presenza di queste specie, dovuta anche alla particolare conformazione del territorio, coperto da boschi e foreste per oltre il 50%, nonché dalla qualità ambientale particolarmente favorevole per la fauna e in particolare per i gli ungulati.
Certamente numeri così elevati pongono anche seri problemi di gestione, vista la loro capacità di causare danni alle coltivazioni e incidenti stradali, questi ultimi in costante aumento. In particolare il capriolo appare in continua crescita numerica, passando dai 100.000 capi del 2004, censiti nei soli distretti di caccia, quindi escludendo parchi, aree protette e altri istituti faunistici, ai 160.396 del 2012.

Di fronte ad una situazione di questo tipo, descritta nel dettaglio attraverso i dati dell’Osservatorio regionale, sono necessarie scelte responsabili e condivise da parte della Pubblica Amministrazione per recuperare l’equilibrio del territorio e non compromettere ulteriormente l’ambiente toscano. Occorre essere consapevoli del fatto che il fenomeno dell’incremento degli ungulati, presente in tutti i paesi europei, in Italia risente di una normativa nazionale, la legge 157/1992 che, pur valida sotto molti aspetti, non considera adeguatamente questa tipologia di fauna in quanto all’epoca poco diffusa e di scarso interesse venatorio. Per quanto riguarda la specie cinghiale si ritiene che la stima sia equivalente al doppio degli abbattimenti del periodo, quindi stima cinghiale 2012 = circa 165.000 capi.  Quindi il carico di ungulati stimato per il 2012 ammonta a circa 400.000 capi.

Importante è poi verificare il totale danni da cinghiale e la relazione degli stessi rispetto al totale dei danni da fauna selvatica. Nel 2012 i danni da cinghiale rappresentano il 60,98% dei danni totali. Nel 2012 i danni da ungulati in genere rappresentano l’88,19% dei danni totali liquidati. Un intervento normativo a livello nazionale potrebbe veramente dare risposte ai tanti problemi determinati dalla suddetta situazione faunistica e di conseguenza sanare il conflitto con l’agricoltura. Nelle more dalla tanto auspicata modifica della legge 157/1992 o di un provvedimento normativo ad hoc per i grandi erbivori selvatici, è intenzione della Regione Toscana intervenire subito per una gestione faunistico venatoria che tuteli concretamente l’agricoltura e l’equilibrio ambientale del territorio.

Oltre a coordinare l’ordinaria programmazione faunistico venatoria del territorio collaborando con le Amministrazioni provinciali competenti, stiamo lavorando ad un progetto per attivare tutte le forme di caccia previste nei confronti delle specie ungulate in maniera sinergica e organizzata dagli ATC. Il progetto riguarda principalmente zone caratterizzate da coltivazioni particolarmente sensibili o caratterizzate da infrastrutture antropiche rilevanti e precisamente individuate sul territorio in base a criteri oggettivi in modo da eliminare o ridurre drasticamente l’impatto delle specie con l’economia agricola presente e le altre attività antropiche.

Individuazione delle aree problematiche

Sono state individuate le aree problematiche in applicazione delle “Linee Guida per la gestione degli Ungulati” pubblicate da ISPRA nel settembre 2013, quindi le “aree nelle quali l’agricoltura è fortemente indirizzata verso coltivazioni particolarmente sensibili” e “quelle caratterizzate da una elevata presenza di infrastrutture antropiche” in cui è desiderabile mantenere le popolazioni di ungulati ad una densità estremamente contenuta (densità obiettivo tendente a zero).

Ciascuna area problematica è stata individuata precisamente a livello cartografico prendendo in considerazione principalmente i seguenti criteri:
– danni alle colture registrati negli ultimi anni e georeferenziati,
– uso del suolo,
– rete viaria,
– infrastrutture antropiche
– colture agricole e aree protette.

Per ciascuna area problematica sono indicati gli ettari complessivi, i territori comunali coinvolti, le colture presenti e le altre caratteristiche ambientali ed antropiche caratterizzanti la zona.
Per ciascuna area problematica è stata indicata la specie o le specie la cui presenza costituisce elemento di criticità.
Sono state individuate complessivamente 42 aree problematiche in tutta la Toscana: 470.982 ettari complessivi corrispondenti a circa il 23% del territorio regionale. Nelle aree problematiche della Toscana in cui la specie critica è rappresentata dal cinghiale saranno avviate le seguenti strategie venatorie:
– caccia di selezione organizzata dagli ATC:
o cacciatori di cinghiale abilitati alla caccia di selezione per la specie medesima, iscritti alle squadre operanti nei distretti delle zone confinanti,
o agricoltori abilitati alla caccia di selezione al cinghiale sui terreni agricoli di proprietà o in conduzione.
– caccia in battuta a partire dal 1° ottobre.

In considerazione del periodo in cui iniziano le semine primaverili, tra cui il mais e il girasole, si indica la seguente tempistica per gli abbattimenti in selezione:

CINGHIALE
1 aprile – 31 gennaio (maschi tutte le classi di età, femmine tutte le classi si età con esclusione delle femmine adulte con piccoli)
1 settembre – 31 gennaio (femmine adulte con piccoli)
Nelle aree problematiche della Toscana in cui la specie critica è rappresentata dal capriolo e dagli altri cervidi:
– caccia di selezione organizzata dagli ATC:
o cacciatori abilitati alla caccia di selezione per le specie di riferimento,
o agricoltori abilitati alla caccia di selezione terreni agricoli di proprietà o in conduzione.

Condizioni per un corretto percorso gestionale del Capriolo:

1) accertamento di un rilevante livello di danni, anche su base temporale (ultimi 3-4 anni) differenziate per specie e tipo di coltura danneggiata con i relativi dati cartografici,
2) applicazione di misure di prevenzione (recinti elettrici, dissuasione olfattiva, prodotti a base organica dissuasori con irrorazioni aprile/maggio) a scala di istituto, cioè con una proporzione significativa delle aziende e dei campi che abbiano adottato misure opportune. Opportuna verifica da parte della provincia competente della corretta applicazione e manutenzione dei sistemi di prevenzione,
3) potenziamento dell’attività venatoria nelle aree non critiche con i normali tempi e tecniche delle linee guida tendente al completamento dei piani di abbattimento. Inoltre, sempre nel territorio venabile, i piani andranno modulati in funzione degli obiettivi generali di contenimento dei danni, basati su obiettivi di densità predefiniti e compatibili con la vicinanza alle aree critiche e con la natura del territorio. Dovrà essere anche prevista una modulazione a livello locale: in aziende specifiche, particolarmente vulnerabili perché contornate da habitat idonei, potranno essere realizzati abbattimenti tali anche da determinare densità prossime allo zero.

Qualora sussistano i suddetti presupposti sarà possibile:

1. adottare la seguente tempistica per gli abbattimenti in selezione:
CAPRIOLO
1 gennaio – 15 marzo (maschi e femmine di tutte le classi di età)
1 giugno – 15 luglio (maschi adulti e giovani)
15 agosto – 30 settembre (maschi adulti e giovani);

2. autorizzare abbattimenti in regime di controllo negli istituti non venabili e nei soli vigneti e arboreti da frutto all’interno delle aree problematiche entro maggio 2014, previo monitoraggio dei danni e delle popolazioni. La caccia di selezione nelle aree problematiche dovrà essere esercitata da punti fissi di sparo con adeguati sistemi di prenotazione della giornata di caccia che agevolino le operazioni di controllo e verifica delle attività venatorie effettivamente svolte nonché dei risultati conseguiti. Ciascun punto di sparo dovrà essere adeguatamente segnalato sul territorio per motivi di sicurezza pubblica. Se al termine della stagione venatoria non sarà raggiunto l’obiettivo dell’eliminazione o drastica riduzione dell’impatto delle specie sulle colture o sulle infrastrutture presenti, la Provincia dovrà prevedere nel piano annuale di gestione e prelievo adeguati “oneri” ai sensi del comma 4 dell’articolo 90 del dpgr 33/r/2011 e adeguati “contributi” ai sensi del comma 5 di cui al medesimo articolo 90. Si ricorda che il piano di gestione e prelievo di cui all’articolo 90 del dpgr 33/r/2011 è parte integrante e sostanziale del piano annuale di gestione di cui all’articolo 9 della l.r. 3/1994 dove al comma 4 si specifica che il mancato raggiungimento degli obiettivi programmati può comportare una riduzione del trasferimento delle risorse assegnate.

Presso il sito Ufficiale della Regione Toscana o alll’indirizzo 301.regione.toscana.it è possibile visionare la delibera in questione ed i relativi allegati comprensivi della cartine difise per provincia ove sono individuate le zone di criticità.

 

Regione Toscana

 

 

 

( 26 maggio 2014 )

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