Carne di selvaggina. La resilienza di un cacciatore… Editoriale febbraio 2017

Carne di selvaggina - Eccoci a febbraio, stagione venatoria chiusa, fucili nel fodero, fotografie delle nostre emozioni da stampare, ma ovviamente arrivano immancabili le polemiche di chi fa opposizione distruttiva, non rispettosa della controparte o tantomeno propositiva di eventuali loro iniziative.

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selvaggina_capriolo-carciofi-ingredientiEccoci a febbraio, stagione venatoria chiusa, fucili nel fodero, fotografie delle nostre emozioni da stampare, ma ovviamente arrivano immancabili le polemiche di chi fa opposizione distruttiva, non rispettosa della controparte o tantomeno propositiva di eventuali loro iniziative. Assistiamo, per il momento, con una certa pacatezza all’azione di alcune sigle animaliste verso il condannare il consumo di carne di selvaggina poiché secondo loro avrebbe alti contenuti di piombo causando nei casi più gravi anche delle nefropatie; cosa ovviamente non vera in quanto è accertato da tempo con numerosissimi studi clinici che non vi sono valori significativi di tracce di metalli come il piombo che possano arrecare danno alla salute umana. Inoltre anche l’OSM, l’istituto di sanità mondiale, anni addietro si era espresso sull’assenza di metalli come il piombo nelle carni di selvaggina, anzi in tal circostanza venne proprio incentivato il corretto consumo alimentare di tali carni, ritenute eccellenti per caratteristiche organolettiche e valori nutritivi. Ricordiamo che la carne di selvaggina è uno dei pasti naturali più consumati da centinaia di anni, in quanto contiene fibre muscolari più fini rispetto alla carne degli animali da macello, presenta una bassa quantità di grassi, contiene meno colesterolo, è ricca di proteine e si divide in due macro categorie: da pelo e da piuma. Ecco perché vi è stata una inversione di rotta nella promozione al consumo di carni “nere” (selvaggina) o cacciagione se carni legate alla stagionalità del regolamentato periodo di caccia.

Oggi infatti iniziano a fiorire numerose iniziative legate al consumo di carni di selvaggina, ricordando che il consumo è spesso volano enogastronomico per le strutture recettive ove servita. Ottime tra le fiorenti iniziative Made in Italy, quella della Divisione FRANCHI con lo sviluppo della Franchi Food Academy che sapientemente racconta, valorizza e insegna come portare sulle tavole piatti da realizzare, gustare e condividere, rendendo semplici momenti di quotidianità, un’esperienza unica e indimenticabile. Altra lodevole iniziativa denominata “Selvatici e buoni” portata avanti dalla Fondazione UNA, prevede in due fasi la realizzazione di attività di formazione per operatori della filiera di lavorazione e cacciatori, per sviluppare conoscenze e competenze per la corretta gestione degli animali cacciati e delle carcasse, tracciabilità e sicurezza alimentare diventano quindi punti centrali per garantire trasparenza e legalità in questo settore. La seconda area di sviluppo del progetto è relativa al miglioramento della filiera alimentare e gastronomica.

Ora che si inizia nuovamente a valorizzare queste carni pregiate ancor troppo spesso sottovalutate, non ci resta che apprezzare la resilienza di noi cacciatori, nel saper arrestare con fatti concreti i “venti” contrari sempre senza nessuna fondatezza. Altresì noi di Caccia Passione da quindici anni sposiamo la tesi che la caccia e il rispetto dell’ambiente non siano assolutamente in contraddizione anzi viaggiano giuntate tra loro, pertanto riconquistato con fatti concreti il vento in poppa, non ci resta che portare i sapori della cultura venatoria dentro tutte le case.

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