Cartuccia 7 mm – 08 Rem.

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L’ordinanza statunitense entrata in servizio nel 1952 come 7,62 Nato e diffusasi rapidamente nel settore commerciale come .308 Win. ha dato origine a differenti soluzioni dove la variazione del diametro del colletto ha fornito agli sportivi cartucce dalle ottime prestazioni in settori diversi del tiro.

di Emanuele Tabasso

Così come a cavallo del XIX e XX secolo i progettisti di cartucce tedeschi avevano sfruttato l’impianto base del 7×57 Mauser per elaborare calibri diversi che andavano dal 6 al 9,3 mm passando per quell’8 che divenne rapidamente famoso nel Modello K98 abbinato al feldgrau dell’uniforme militare germanica, anche negli Stati Uniti d’America in tempi successivi ci si è dati da fare con impegno per proporre altri diametri di colletto su una cartuccia che abbia conquistato la notorietà. E’ il caso della .308 Win. versione civile dell’ordinanza dei primi Anni Cinquanta quando apparve abbastanza chiaro anche all’U.S. Army che il .30-06 Sprg. era esagerato per le nuove finalità.

Mancò la scintilla mentale e il coraggio di scelte dove i tedeschi ben prima, come d’abitudine, erano andati a segno con il loro 8×33 Kurz e i russi gli erano finiti appresso con il successivo 7,62×39 Block: fatto sta ed è che il 7,62 Nato soppresse nella culla anche una bella proposta inglese calibro .280 e si pose quale incontrastato sovrano della situazione. Tralasciando le considerazioni militari e passando a quelle sportive non si può che lodare tale soluzione in cui convivono buona potenza ed eccellente precisione intrinseca con una discreta tensione di traiettoria oggi non più determinante visto l’uso generalizzato dei telemetri e dei programmi balistici con tutte le dovute correzioni in base a distanza, angolo di sito, quota e chi più ne ha più ne metta. La filiazione immediata o quasi era stata la .243 Win. presentata nel 1955, una 6 mm tuttora in pieno vigore operativo e commerciale, cui era seguita, dopo parecchi anni, precisamente nel 1980, questa 7 mm e successivamente nel 1996 anche una 6,5 mm con il nome di .260 Rem. che s’è ritagliata il suo spazio nel tiro a segno a lunga distanza. Vissuta per diverso tempo nelle mani degli sperimentatori americani la cartuccia che oggi trattiamo, bella, interessante e ricca di doti, è stata poi presa in famiglia dalla Remington che l’ha battezzata con una fusione delle due misure, metriche e in pollici, con il riferimento di 7 mm – 08 Rem. in cui lo 08 è un chiaro richiamo alla fonte. L’adozione di un passo di rigatura pari a 9,5:1 ha consentito di spingere proiettili medio pesanti con un ventaglio dai 120 ai 160 grani e una centratura splendida per energia e precisione con le 140 grs.

 

Il bossolo da 51 mm è adatto alle azioni corte, almeno per quei fabbricanti che mantengono a listino due misure, senza arrivare alla proposta davvero eccezionale di Sako che ne ha ben cinque: in tal modo si sfrutta opportunamente la riduzione di lunghezza e peso con i vantaggi che ne conseguono. Per chi è approdato alla canna rigata in piena orgia dei magnum e dei super magnum, con tutte le loro belle validità sia chiaro, può rivelarsi confortante praticare per certe caccie o per alcune forme di tiro accademico queste cartucce ben più contenute dove tutto il complesso messo in campo è di minor impegno per massa e volumi, costi e rinculo senza con questo scadere nelle prestazioni, quanto meno in quell’ambito dei 300 m, base del tiro a norme UIT, o nel settore venatorio su selvatici che non conoscono le predette norme, ma inconsciamente vi si adeguano insieme ai personaggi che li insidiano.

La palla da 7 mm rappresenta pur sempre una proporzione aurea per diametro e densità sezionale e in questo caso, spinta da dosi non eccessive di polvere, mantiene una confortante radenza e una letalità risolutiva su tante prede. Proprio tali caratteristiche sono state alla base del vasto impiego nella terra d’origine in quelle competizioni alle sagome abbattibili dove la precisione è fondamentale e con essa la botta che ha da essere secca e decisiva, pena la perdita dei punti. Da noi le si apre un ampio ventaglio di utilizzazioni venatorie previsto che molte case costruttrici propongono tale cameratura: dal capriolo al cinghiale, dal camoscio al daino, dal muflone al cervo non ci sono particolari limitazioni scegliendo opportunamente la palla e la carica.

La precisione intrinseca davvero encomiabile, rosate a 100 m con tre colpi praticamente in un unico foro sono facilmente raggiungibili, consente di ingaggiare anche a buona distanza le prede più piccole; se invece si vuol salire con il quantitativo di polvere per avere maggiore energia su animali di maggior mole e vitalità la rosata non aprirà più di tanto e sarà comunque sempre entro i 2/3 di MOA. L’equilibrio del complesso e il rinculo contenutosi riveleranno sempre entità a favore del giusto piazzamento del colpo. Per chi non ricarica le maggiori firme produttrici di cartucce come Norma, Federal, Remington, Hornady, Winchester, RWS, solo per citarne alcune, propongono questo calibro con una scelta di proiettili di sicuro interesse: una ragione in più per mettere in preventivo un futuro acquisto.

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