Porto d’armi negato dopo 30 anni a Pavia, il TAR Lombardia lo restituisce

L'uomo lavora in un istituto di vigilanza e per il Prefetto non era esposto a reali rischi neanche quando trasportava il denaro.

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Cassazione

Porto d'armiIl Tribunale Amministrativo Regionale della Lombardia ha accolto il ricorso di un uomo residente in provincia di Pavia a cui la Prefettura aveva negato il rinnovo del porto d’armi. Che cosa era successo nello specifico? Questa persona lavora presso un istituto di vigilanza privata come coordinatore dei dipendenti, di conseguenza deve controllare ogni aspetto dell’attività, in particolare il versamento dei soldi in banca. Secondo il Prefetto di Pavia, la licenza non poteva essere concessa a causa della mancanza di reali pericoli a cui lo stesso uomo sarebbe esposto.

Il trasporto del denaro contante lo espone in realtà al rischio della criminalità, ma il porto d’armi è stato rifiutato. La decisione è apparsa subito controversa visto che il protagonista del ricorso ha detenuto il titolo per ben trent’anni. Secondo il TAR lombardo, non sono stati spiegati con cura e precisione i motivi che hanno portato al cambiamento delle circostanze alla base del rilascio. Il provvedimento della Prefettura è stato quindi considerato illegittimo.

Tra l’altro, il rifiuto era stato associato al calo di reati predatori in provincia di Pavia dal 2017 al 2018, una contrazione che però non ha comunque tenuto conto del lavoro svolto dal titolare del documento. L’attività viene svolta in provincia di Ferrara, zona in cui le condizioni di sicurezza sono invece peggiorate. L’annullamento delle disposizioni del Prefetto diventerà presto un precedente giuridico di un certo peso.

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