Arci Caccia Alessandria: stangata sui cacciatori, “si paga di più e si ha di meno”

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Arci Caccia - Associazione VenatoriaArci Caccia Alessandria: stangata sui cacciatori, aumentata la tassa regionale per andare a caccia da euro 77,50 a 100,00 e nuovo balzello per la caccia al cinghiale, “si paga di più e si ha di meno”.

Picchia duro sui cacciatori la Giunta Regionale del Piemonte e la sua maggioranza. Prima aumenta di 22,50 euro la tassa di concessione regionale, poi, non contenta, introduce un nuovo balzello per cacciare i cinghiali. Se gli ATC e i CA faranno propri i contenuti della Delibera Regionale del 26 febbraio scorso, i cacciatori dovranno mettere mano al loro a volte magro portafoglio e sborsare una grossa cifra. Si vuole abolire la caccia o ridurla a caccia per pochi che hanno alti redditi?

Tutto questo avviene mentre le pensioni ed i salari perdono di potere d’acquisto, la disoccupazione aumenta, il costo della vita sale e la povertà coinvolge un numero sempre più grande di persone e famiglie. La Regione vuole fare cassa e colpisce i meno abbienti, partendo dalla salute e dalle cure sempre più costose (oggi le persone si curano di meno), per giungere fino a colpire quei cittadini che coltivano ancora la passione più vecchia del mondo: la caccia.

Ecco cosa “impone” la Delibera della Giunta Regionale 26-2-2013:

“3. I Comitati di Gestione degli ATC e dei CA possono prevedere, per ogni capo di cinghiale prelevato, una quota economica compresa tra 10,00 e 60,00 euro. Al capo abbattuto e a recupero avvenuto dovrà essere applicato un contrassegno identificativo rilasciato preventivamente a cura dei Comitati di Gestione degli ATC e dei CA.
In alternativa i Comitati di Gestione degli ATC e dei CA possono prevedere una quota economica per il cacciatore che intende esercitare l’attività venatoria al cinghiale nel rispetto dei seguenti parametri:
• CACCIATORE IN SQUADRA: DA € 10,00 A € 300,00
• CACCIATORE SINGOLO:  DA € 10,00 A € 150,00
Le somme come sopra introitate possono avere valore cauzionale ed essere restituite, anche solo parzialmente, al termine della stagione venatoria. Delle determinazioni assunte in merito dai Comitati di Gestione si terrà conto in sede di riparto del contributo destinato al risarcimento dei danni.

4. I Comitati di Gestione disciplinano le modalità di versamento ed i conseguenti adempimenti e dovranno adottare tutte le iniziative tecniche atte al rispetto, da parte dei cacciatori che esercitano l’attività venatoria alla specie cinghiale, di tale adempimento.

5. Le somme comunque introitate sono utilizzate per lo svolgimento dei compiti del Comitato di Gestione di cui all’art. 7 della DGR n. 10-26362 del 28-12-1998 e s.m.i. e, prioritariamente, per il risarcimento dei danni arrecati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole.”.

Spetterà agli ATC decidere se e come applicare la Delibera Regionale, ma all’ARCI Caccia sembra che in periodi di crisi così grave, con difficoltà economiche estese e crescenti, sia un errore aumentare i costi per svolgere l’attività venatoria. La Delibera della G. R. o non si applica o lo si fa ai minimi consentiti.

I cacciatori stanno diminuendo di numero e lo dimostrano le tante mancate riconferme agli ATC entro il mese di marzo. Smettono perché i costi sono troppo alti, perché non ci sono quasi più lepri e fagiani, oltre al fatto che l’età avanza e non ci sono nuove leve. Smettono perché c’è grande incertezza, manca la Legge Regionale e, ad oggi, non si sa se si potrà andare a caccia, in quale periodo, con quale calendario venatorio.

Si dice che aumentano i danni alle produzioni agricole ed all’ambiente perché ci sono troppi cinghiali, caprioli e corvidi. È vero. Ma chi può contenere la fase espansiva di queste ed altre specie, ristabilendo un rapporto equilibrato di compatibilità tra fauna, ambiente, territorio ed attività agricole? Solo i cacciatori, con un’attività rigorosa e programmata nel prelievo e nel contenimento, in alleanza con gli agricoltori, mettendo in atto ogni iniziativa di prevenzione e riduzione dei danni.

Oggi più che mai appare evidente come l’attività venatoria seria, responsabile ed ecocompatibile sia necessaria ed indispensabile. Altro che demonizzare la caccia e renderla ogni anno più costosa ed irta di ostacoli. Regolamentiamola meglio e ricreiamo nuovi equilibri. Come appaiono e sono sempre più stonate e fuori tempo le voci degli abolizionisti! Gli ATC possono fare molte cose, ma per farle devono uscire da una gestione che per troppi anni è stata di tipo burocratico ed amministrativo e proiettarsi all’esterno. Devono mettere in essere programmi pluriennali e progetti di gestione del territorio, devono produrre in ambienti naturali più lepri, fagiani, starne e pernici rosse; devono ricercare, promuovere ed incentivare il volontariato dei cacciatori. La loro disponibilità a dare è grande. Devono andare al confronto sul territorio con i cacciatori e gli agricoltori.

Anche le Associazioni venatorie devono cambiare, nei metodi e nei contenuti; devono smettere di farsi la guerra e trovare convergenze ed accordi sulle tante cose da fare. Oggi si pone anche un altro grosso problema, che riguarda i cacciatori foranei da ammettere negli ATC.

DOBBIAMO DIRE NO ALL’AUMENTO DEL NUMERO DEI CACCIATORI FORANEI.

Dobbiamo restare al di sotto del 10% dei cacciatori ammissibili, così come prevedeva la Legge Regionale 70/96. A fronte di ripopolamenti scarsissimi, fatti con lepri e fagiani di cattura (qualche centinaio); con immissioni programmate di esemplari acquistati al libero mercato con capacità di sopravvivenza minima o nulla; con la certezza che sul territorio di caccia programmata sarà difficile fare incontri ed incarnierare qualcosa; con questo stato di cose, non sarebbe accettabile aumentare il numero dei cacciatori provenienti da altre regioni.

Sarebbe uno schiaffo ai cacciatori residenti nei nostri ATC, in provincia ed in regione. Gli ATC non puntino ad incassare qualche centinaio di euro in più. Si operi con le nostre forze umane, materiali e finanziarie valorizzandole al meglio. Si può fare molto, occorre crederci ed avere voglia di operare per il cambiamento, per uscire da una situazione faunistico – venatoria che è tornata indietro di venti anni, e non per volontà divina, ma per colpa degli uomini.

Ora spetta agli uomini, ai cacciatori, ai loro dirigenti nelle Associazioni e negli ATC, produrre il cambiamento necessario.

Alessandria, 9 aprile 2013

ARCI Caccia Provinciale  Alessandria

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