Caccia: l’on. cacciatore Berlato risponde all’europarlamentare animalista Zanoni

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Sergio Berlato - Andrea ZanoniCaccia: l’on. cacciatore Sergio Berlato risponde all’europarlamentare animalista Andrea Zanoni che non perde occasione per attaccare l’attività venatoria in ogni suo aspetto.

L’on. Andrea Zanoni, diventato parlamentare europeo grazie alle dimissioni dall’Europarlamento dell’on. de Magistris perché eletto sindaco di Napoli, nonostante la grave crisi economica ed occupazionale che sta attraversando il nostro Paese, non trova di meglio da fare che sollecitare le istituzioni alla protezione di qualche uccellino o di qualche insetto, o distinguendosi in ogni occasione nel tentativo di speculare su ogni fatto di cronaca in cui venga usato impropriamente un’arma da caccia.  L’on. Andrea Zanoni non perde occasione per tentare di dipingere i cacciatori come potenziali delinquenti, pericolosi per se stessi e per la collettività solo per il fatto che posseggono legalmente delle armi. Eppure è facilmente dimostrabile che la caccia è una fra le attività più sicure che si svolgono nel nostro Paese, sia in termini relativi sia in termini assoluti. Riportiamo alcuni dati oggettivi recentemente pubblicati su alcuni mezzi di informazione: Rispetto a una media di una ventina di incidenti mortali a stagione, sempre troppi, ma meno che fisiologici, i morti per cause traumatiche in Italia si aggirano intorno ai venticinquemila l’anno. Ultimo dato ufficiale Istat (2009): 24.642, uno su 2.500 abitanti, pari allo 0,04 della popolazione italiana. Ovvero, per ogni italiano che muore a causa di incidente, l’incidenza della variabile “caccia” è 0,0012. Cioè, un incidente mortale classificabile come “venatorio” ogni milleduecento incidenti. Pur considerando che il rapporto fra numero dei cacciatori e totalità della popolazione non raggiunge il centesimo: 1//85. In altre parole, i numeri non ingannano, nel nostro Paese la caccia è almeno dieci volte meno pericolosa della media delle altre attività umane.

A ben guardare, anzi, se si entra nei dati e nello specifico, verso ben altri pericoli dovrebbero essere orientate le attenzioni dell’on. Zanoni se, cifre alla mano, si scopre che il maggior numero di incidenti mortali si registra entro le mura domestiche, con una media di 8.000 decessi all’anno (15 al giorno), fonte INAIL (altre fonti raddoppiano il dato). Mentre i decessi a causa di incidenti stradali nel 2011 (Istituto Eurispes) purtroppo sono stati ben 3.860, seguiti disgraziatamente da 1.180 morti per cause di lavoro (Osservatorio Indipendente di Bologna Morti sul Lavoro). Fra i lavoratori, una delle categorie che paga un grande tributo è quella dei pescatori professionali, che hanno un’incidenza di decessi pari a 129 ogni 100.000. Ovvero: fare il pescatore è più di quaranta volte più pericoloso che andare a caccia.

Ma non si salvano neanche le attività del tempo libero considerate fra le più innocue. In montagna, fra escursionisti e sciatori, nel 2011 sono morte 500 persone (più 494 feriti in imminente pericolo di vita; fonte Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico). E nel 2010, in 50 giorni sono morti 43 cercatori di funghi; e in bicicletta, in Italia muoiono 300 persone all’anno (dal 2005 al 2010= 1514 morti). Anche le spiagge, il mare, le piscine chiedono un alto tributo. Sono una media di 390 all’anno, i vacanzieri che annegano. Con un’altissima percentuale di bambini: 5.000 bambini in Europa, 175.000 bambini nel mondo (soprattutto in piscina).

La caccia, invece, che da tempo si sta imponendo regole di sicurezza sempre più stringenti, fa segnalare fra i propri appassionati cultori, ormai intorno alle settecentomila unità, una esigua incidenza. Meno dello 0,0030%, che corrisponde a una disgrazia irreparabile ogni 30-35.000 utenti, mentre per tutte le altre attività il bilancio è come abbiamo visto almeno dieci volte più pesante.

Ne consegue che l’on. Andrea Zanoni, prendendo a pretesto il recente caso del ragazzo che è andato a scuola con il fucile sottratto alla custodia del padre, sta ancora una volta invocando l’emanazione di normative più restrittive per i coloro che detengono legalmente delle armi da caccia, ignorando che la maggior parte dei decessi per armi riguardano le armi da difesa ed i più banali coltelli da cucina usati in modo improprio. Va ricordato all’on. Zanoni che in Italia esistono già delle norme molto rigide per il possesso e la detenzione delle armi da caccia.

Ricordiamo altresí all’on. Zanoni che in Italia, chi possiede un’arma da caccia è persona che possiede delle specifiche autorizzazioni dopo essersi sottoposto ad accurate visite mediche che ne attestano l’idoneità psicofisica. A molti di noi viene spontaneo chiedersi quanti degli anticaccia saprebbero conseguire le stesse abilitazioni se fossero sottoposti agli stessi esami a cui sono sottoposti i cacciatori.

on. Sergio Berlato
Deputato cacciatore al Parlamento Europeo

( 12 giugno 2013 )

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