Parco d’Abruzzo, comuni del Frusinate in rivolta dopo lo stop alla caccia

Il divieto è stato deciso dal Consiglio di Stato e riguarda le aree del versante laziale del Parco: lanciato un appello alla Regione.

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Cacciatori veneti

Parco d'AbruzzoLa chiusura della caccia nella parte laziale del Parco Nazionale d’Abruzzo continua a far discutere. Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso dell’Ente Nazionale Protezione Animali (ENPA), Lega per l’Abolizione della Caccia (LAC), Lega Anti Vivisezione (LAV) e WWF. In pratica, i giudici hanno nuovamente bloccato l’attività venatoria nell’area al confine con il parco stesso, modificando la sentenza del TAR del Lazio.

Il sindaco del comune di Picinisco (provincia di Frosinone), Marco Scappaticci, non ha accettato di buon grado la decisione, parlando di un “ennesimo colpo al cuore ai danni delle comunità montane”. Lo stesso municipio ha affrontato l’argomento con altri otto comuni, in particolare Settefrati, Campoli, Appennino e Vallerotonda. Picinisco vuole chiedere il risarcimento danni e il primo cittadino Scappaticci ha invitato i “colleghi” a fare lo stesso.

Infine, è stato lanciato un appello a Nicola Zingaretti, governatore del Lazio: bisogna convocare al più presto un tavolo per cercare la soluzione adeguata. Riccardo Frattaroli, sindaco di Settefrati, ha invece stigmatizzato gli attacchi ambientalisti che non tengono in alcuna considerazione la realtà del territorio.

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