Arci Caccia Arezzo sul Calendario Venatorio provinciale

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Arci CacciaArci Caccia Arezzo sul Calendario Venatorio provinciale: “Le incertezze sul Calendario Venatorio hanno origini profonde, chi oggi polemizza si faccia un esame sulle proprie responsabilità”.

Mai come quest’anno l’estate ci ha portato oltre a questi interminabili ed afosi anticicloni africani tanta incertezza riguardo alla caccia. Ormai ci siamo anche un po’ stancati a ricordare che avevamo previsto tutto con largo anticipo, ma ci piace comunque rimarcare che lo stato attuale di emergenza sui calendari venatori non è dovuto al destino cinico e baro ma è diretta conseguenza della politica sbagliata di Face Italia.

Infatti con l’approvazione dell’ormai arcinoto e famigerato articolo 42 della Comunitaria, tanto voluto da Federcaccia e dalle altre associazioni venatorie, esclusa, guarda caso l’Arci Caccia, si è aperta la strada dei ricorsi giudiziari ai calendari venatori ormai di tutta la penisola, Toscana compresa. Alla luce della modifica dei tempi di caccia, lor signori omisero di spiegare ai cacciatori che, a fronte di pochi e assolutamente non certi giorni di caccia in più per qualche specie anche di poco interesse, si sarebbe aperta la strada alla contrazione dei calendari ed alla fine dalla certezza del diritto.

Da parte nostra, con lungimiranza e spirito collaborativo, abbiamo cercato di far comprendere i rischi cui andavamo incontro alla Regione, ovviamente, come è evidente, non siamo stati ascoltati.

Fa un bell’agitarsi Federcaccia (Toscana) insieme all’Assessore Regionale, nell’attaccare la Provincia di Arezzo che, nell’incertezza generale, non fa altro che registrare l’assoluta mancanza di sicurezze, rimandando ogni atto più in là possibile in attesa di possibili novità (ricordiamo che il Calendario Venatorio Regionale è al vaglio di legittimità della Corte Costituzionale). Una agitazione che tuttavia appare contraddetta dalle posizioni della Federcaccia di Arezzo che pare abbia compreso il problema e si stia avvicinando alle nostre posizioni.

Da questo stallo si può uscire solo se la Regione Toscana svolgerà fino in fondo il suo compito mettendo in atto tutte le iniziative politiche ed istituzionali necessarie a ridare certezza di diritto ai cacciatori. Da parte nostra non ce la sentiamo di colpevolizzare la Provincia di Arezzo, che si trova ad agire, nel modo più giusto possibile, in una situazione in continua evoluzione come, ad esempio, sono state le modifiche ai tempi di caccia agli ungulati apportate dalla Regione pochissimi giorni prima dell’apertura della caccia di selezione.

Sperando che questo sia solo un anno transitorio, se prevarrà la ragionevolezza e si vorrà far uscire la caccia dalle aule dei tribunali e dalle sterili polemiche, rimettendo in moto un percorso politico di concertazione, l’Arci Caccia è pronta.

Arci Caccia

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