Caccia alla lepre. Mito, sogno e realtà d’infinite generazioni di cacciatori

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Caccia alla Lepre: Fin dai tempi degli Antichi Romani ha rappresentato una delle prede più ambite, la timida orecchiona è stata decantata da chiunque ha scritto di caccia e di racconti di caccia, spesso mitizzata come il massimo obiettivo del cacciatore, specialmente in periodo di apertura.

Le forme di caccia sono infinite, sovente, specialmente all’inizio della stagione venatoria, le lepri cadono vittime dei cacciatori di penna che, con i loro cani da ferma, setacciano il territorio in cerca di fagiani, starne e pernici, in questi casi non è raro che s’imbattano nel cuccio dell’orecchiona. Sempre nel periodo dell’apertura, può capitare d’incontrarla per caso, magari battendo una maggese o una saggina può succedere di quasi calpestarla, in questo caso partirà praticamente dai piedi del cacciatore, che se non si farà sopraffare dall’emozione, con un tiro ben piazzato potrà festeggiare nel migliore dei modi la giornata di caccia. Tutte occasioni che possono capitare, e che in un giusto consesso di caccia hanno la loro dignità, mentre è da vigliacchi aspettarla alla posta all’imbrunire sul campo dove solitamente va in pastura, per non parlare poi del bracconaggio effettuato con i fari delle macchine, pratica che non merita alcun ulteriore commento e che, purtroppo, tanto danno provoca alla popolazione di lagomorfi presenti sul nostro territorio.

La caccia alla lepre per eccellenza è quella con i segugi, cani addestrati a seguire solo ed esclusivamente la traccia della nostra orecchiona, senza farsi distrarre dalle altre mille lasciate da cinghiali, caprioli e altra selvaggina da pelo. Da noi il cane più usato è senza dubbio il segugio italiano, ma anche cani di altre razze, se ben addestrati, possono regalare grandi soddisfazioni.

Per praticare la battuta alla lepre in maniera corretta, per prima cosa bisognerà individuare dove la ha mangiato durante la notte, individuate le fatte fresche, inequivocabile indizio della presenza della nostra amica, da queste se ne può dedurre da quanto tempo sono state deposte, il sesso, e talvolta anche l’età.

Verificato che sia il caso di sciogliere, si posizioneranno le poste, generalmente tre o quattro cacciatori, in quei punti che l’esperienza ci ha insegnato essere dei passaggi obbligati. A questo punto il conduttore libererà i cani da caccia sulla pastura e gli aiuterà a risolvere il rompicapo della traccia lasciata dalla lepre, false tracce, doppie, rigiri vari, fino ad arrivare al covo. Adesso una furiosa canizza irromperà nell’aria, segnalando in maniera inequivocabile che la lepre è partita, sono momenti in cui la adrenalina sale al massimo, gli orecchi si tendono per capire la direziona presa e ipotizzare quale strada seguirà, gli occhi cercano di scavare fra arbusti ed erbaccioni alla ricerca di un movimento che ne possa tradire la presenza, naturalmente molto più veloce dei cani, userà tutto il mestiere che madre natura le ha donato, per confondere le sue tracce ed eludere il lavoro dei segugi. Nei suoi infiniti giri e rigiri spesso passa silenziosa alle poste, che se non sono più che attente, neanche se ne accorgono, poi potrebbe tornare al covo da cui è partita per verificare se è tornato ad essere sicuro, fino ad imbattersi in una fucilata o ad eludere definitivamente i cani e recarsi in salvo, pronta per nuove avventure e nuovi seguaci di Diana.

I luoghi dove trovare la lepre variano molto, nelle zone di pianura e colline, ad inizio stagione sarà facile imbattersi nell’orecchiona in mezzo alle toppe di terra dei campi arati, o al riparo di piccoli mucchi di sassi accatastati dai contadini, generalmente all’ombra di una pianta. Non per questo disdegna piccoli boschetti vicino ai luoghi pastura, così da avere, in qualsiasi momento, un riparo sicuro dai predatori, siano essi a due o “quattro” zampe. Con l’avanzare dell’inverno, si farà più scaltra e cercherà luoghi appartati dove è più difficile insidiarla e più facilmente può difendersi dai pericoli, siano essi i cani dei cacciatori o i suoi predatori naturali. Chiaramente un discorso differente sarà fatto per le lepri di montagna, siano esse della varietà comune o bianca, in questo caso il loro regno saranno i grandi boschi specialmente in quelle aree poste vicino ai pascoli alpini, o anche, zone impervie e ricche di pietraie, sempre vicino a fonti di alimentazione.

In molti territori, specialmente al centro e al nord Italia le lepri sono state oggetto di progetti che ne hanno permesso un notevole incremento, che abbinato ad una caccia sostenibile, ne hanno fatto un selvatico abbastanza comune. Un patrimonio che i cacciatori sono i primi a dovere salvaguardare e curare, proteggendole dai mille pericoli, incidenti con le automobili, più o meno voluti, lacci, balzelli e tutte quelle forme di bracconaggio che vigliaccamente vanificano gli sforzi di chi dedica tempo, risorse e denaro alla salvaguardia e conservazione di questo splendido animale simbolo ed emblema della caccia più vera.

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