Precisione tedesca. Caccia Passione – Editoriale marzo 2016

Federico Cusimano "Scrivo queste riflessioni mentre disfo la valigia di ritorno da  Norimberga, per l’IWA, quella che ormai è legittimata come la più importante fiera delle armi, della caccia dell’outdoor a livello europeo."

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Federico Cusimano durante una battuta di caccia

La prima considerazione che mi viene in mente è che già la caccia cacciata, quella vera, quella che si fa con gli scarponi ai piedi e sudore e fatica, mi manca da morire. La stagione si è conclusa da un paio di mesi e  l’idea di non poter andare a caccia liberamente, con il cane, gli amici e tutto il resto mi rattrista.

L’altra considerazione, del tutto diversa da quella appena esposta, mi fa pensare come abbiamo fatto noi italiani a farci sfilare il primato della più importate e rappresentativa manifestazione che parla di armi, di caccia, di tempo libero all’aperto. Torno dalla Germania e vi assicuro che l’IWA è davvero una fiera con i controfiocchi. Niente da dire, merita ampiamente tutto il successo e l’importanza che ha. Quello che però non riesco a mandar giù è perché siamo riusciti a buttare alle ortiche l’EXA di Brescia e invece di farla crescere e rafforzarla rendendola sempre più competitiva è stata fatta morire. E’ dire che le caratteristiche c’erano tutte, Brescia rappresenta uno dei più importanti centri al mondo per la produzione di armi, la posizione è certamente strategica e addirittura il clima è migliore. Tuttavia nulla, siamo costretti ad andare in Germania ed assistere alla grande organizzazione teutonica che ogni anno rende la fiera sempre più importante.

Normalmente in questi casi ci si interroga sulle responsabilità. Io sono stufo del solito balletto secondo il quale con il gioco dello scarica barile alla fine la responsabilità è di nessuno.  Ecco perché proverò a dare qualche spunto di riflessione, certo che sarà parziale e mi aspetto le vostre considerazioni.

In primo luogo i nostri rappresentanti politici hanno abbandonato l’idea di poter avere una fiera leader a livello europeo in un paese nel quale la produzione di armi rappresenta certamente un’eccellenza a livello mondiale. Ma anche gli organizzatori non hanno avuto il coraggio e l’astuzia di credere in un progetto ambizioso preoccupati com’erano a far pagare, a cifre spropositate, financo i parcheggi degli espositori. Le nostre industrie armiere, si a mio avviso sono anche loro responsabili, troppo concentrati sugli affari di bottega non hanno aperto bocca o meglio portafoglio per difendere la centralità dell’Italia nel settore fieristico. Capisco che viviamo in un epoca globale e che si spera pian piano stiamo uscendo da una crisi economica epocale, ma chi meglio di loro doveva sapere che difendere l’Italia vuol dire difendere loro stessi. Tutte le volte che cediamo qualcosa è persa, sarà difficile o quasi impossibile riuscire a riconquistarla. Il made in Italy è un brand ancora molto forte perché qualcuno prima di noi ha saputo, con intelligenza, creatività, sacrifici e duro lavoro affermare l’idea che se fatto in Italia funziona, è bello, è speciale.  Se ci facciamo sottrarre questa idea, credetemi, a noi resta poco.

Continuo a disfare la valigia mentre ricevo una telefonata di un amico il quale mi dice che quest’anno il Vinitaly è in calo, i produttori preferiscono andare al ProWein, la fiera del vino che si svolge a Dusseldorf in Germania ed è meglio organizzata. Ma ci rendiamo conto?

In bocca al lupo a tutti.

 

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