Addestramento del segugio maremmano: chi ben comincia…

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Addestrare un segugio maremmano non è cosa semplice: il segreto è quello di non ritenerlo mai troppo giovane e impartire subito il primo fra gli insegnamenti che dovrebbero appartenere ad un cane da caccia, l’obbedienza.

Qualunque sia il segugio che hai per le mani e che desideri addestrare alla caccia al cinghiale due almeno sono le cose che devi ricordare:
•    l’addestramento comincia fin da subito, anche quando il cane ha pochissime settimane;
•    gli stadi evolutivi dei cani, a qualsiasi razza appartengano, sono sempre gli stessi: è quindi importante conoscerli a fondo per un addestramento mirato. Si potrà in questo modo conoscere alla perfezione le diverse capacità cognitive dell’animale durante ogni stadio evolutivo. Una precisazione è comunque da fare: per quanto le fasi evolutive accomunino tutti gli animali, quel che cambia da razza a razza è la rapidità di apprendimento e la velocità di sviluppo di eventuali doti e attitudini comportamentali. Oggi ci concentriamo sul segugio maremmano, una fra le razze più efficienti e complete, specie se si desidera dare la caccia al cinghiale. In linea di massima è possibile dire che più piccola è la stazza del cane, più rapido sarà lo sviluppo dello stesso, tant’è che le razze più minute si dimostrano mature fin dal compimento del primo anno di vita. Diversa la questione per i cani di taglia più grossa che raggiungono un definitivo sviluppo non prima dei 18 mesi.

I primi quindici giorni. Si tratta di un periodo piuttosto pigro: i cani appena nati, per almeno due settimane non fanno altro che nutrirsi e dormire, esattamente come farebbe un neonato. Solo dopo il compimento delle 2 – 3 settimane i cuccioli inizieranno ad aprire gli occhi dando avvio allo sviluppo di uno dei sensi più importanti, la vista. La vista è ancora piuttosto sfocata.

Dopo i primi 25 giorni. I cuccioli iniziano a camminare e a bere, stanno lavorando sulla vista e iniziano a spuntare anche i primi denti. Conclusa la terza settimana di vita il senso dell’olfatto sarà sviluppato e da questo momento in poi possono iniziare ad interagire con l’uomo: proprio ora potrà partire l’addestramento che ad esordio consisterà nel prendere contatto con il piccolo segugio tenendolo in mano, accarezzandolo e parlandogli. In questo modo l’animale inizierà a socializzare con il suo addestratore.

Dopo il primo mese. E’ fondamentale che l’addestratore trascorra molto del suo tempo in compagnia del cane che desidera addestrare e che questo inizi fin da subito ad entrare in contatto non solo con l’uomo ma pure con gli altri cani e con l’ambiente che lo ospiterà una volta adulto. In questo periodo inizia ad elaborare l’idea che il proprio addestratore sia il capo branco e sviluppa il rispetto e la voglia di compiacerlo. Inizierà a mordicchiare praticamente tutto quello che gli capiterà a tiro e ben presto un addestratore attento potrà intuire quelli che sono i tratti salienti del suo carattere.

Dopo il secondo mese. Il cucciolo inizia a sviluppare una notevole curiosità mettendo immediatamente in campo la sua prudenza o al contrario la sua intraprendenza.

Terzo e quarto mese. A questo punto della sua vita, l’istinto e la voglia di compiacere il proprio amico uomo sono diventate notevoli e ben palesi: l’addestratore dovrà sfruttare questo istinto. E’ questo il momento durante il quale realmente è possibile interagire con il cane, avviando un vero e proprio addestramento. Prima di tutto è bene sapere che ciascun segugio dovrà essere addestrato tenendo in considerazione i suoi tratti caratteriali: generalizzare in cinofilia è sempre un errore  che potrebbe causare un addestramento mal riuscito. Una volta individuato il carattere del cucciolone e conclusi i vaccini potranno partire le vere e proprie giornate di addestramento.

Dai quattro mesi. Se il cucciolo ha ricevuto il giusto addestramento fin da principio, superati i quattro mesi, non avrà alcun problema a indossare un guinzaglio.  Le prime lezioni dovranno essere rivolte principalmente alla conoscenza del territorio che di li a poco tempo diventerà il loro ambiente lavorativo: la macchia. Il buon addestratore non dovrà per altro puntare esclusivamente alla socializzazione del cucciolo con l’ambiente naturale, ma pure all’arte dell’obbedienza, piuttosto importante per un cane da caccia. Il consiglio è quello di organizzare le prime uscite con pochi esemplari da tenere rigorosamente al guinzaglio. Quando si sceglie di liberare un animale è importante tener legato l’altro, in questo modo si potranno riversare tutte le proprie attenzioni solamente sul segugio lasciato libero, impartendo importanti lezioni di obbedienza. Il cucciolo libero dovrà essere richiamato, quando necessario, con fermezza, attirandolo con un fischio magari e accosciandosi in attesa del proprio ritorno, offrendo attenzioni a quello ancora legato. Questo con probabilità invoglierà l’esemplare libero a far ritorno alla “base”, per ricevere anche lui le attenzioni dovute. La gratificazione dovrà essere inoltre alimentare: presto il cane assocerà all’obbedienza coccole e buon cibo. Nel caso in cui un cucciolone si dimostri reticente al richiamo il consiglio è quello di tenerlo al guinzaglio (lungo tra i 10 e 15 metri) di modo da regalargli la sensazione di libertà pur avendolo costantemente sotto controllo. Al momento del richiamo si dovrà bloccare la corda facendolo lentamente rientrare: conclusa l’operazione il cane dovrà essere coccolato e gratificato con un premio alimentare. Si tratta di una tecnica comunemente sufficiente per educare anche il cane più reticente.

Dopo questo periodo di formazione i cuccioli avranno imparato a fidarsi del proprio addestratore, conosceranno la location di lavoro, gli odori e i rumori del bosco e saranno pronti al primo incontro con il selvatico.

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