Caccia ai colombacci in Irlanda. Ricordi di un viaggio venatorio

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Caccia ai Colombacci: L’esperienza di un viaggio venatorio estivo in Irlanda: campi d’orzo tagliati di recente, profumo di mare e bellissimi colombacci all’orizzonte.

Ogni viaggio venatorio ha una storia diversa: cambia la compagnia, cambiano le esperienze di caccia, cambiano i luoghi e le stagioni. Sarà per questo che alcuni ti entrano nel cuore e ti emozionano più di altri.  Prendi ad esempio il mio ultimo viaggio in Irlanda, in compagnia di Federico e Sebastiano: è stato uno di quelli che davvero non si possono dimenticare. Eppure l’Irlanda è dietro casa, e a pensarci bene nemmeno troppo diversa da casa mia, nebbiosa, umida ma tutta da scoprire.

Noi siamo partiti alla fine di Giugno, e siamo arrivati in poche ore, grazie ad un volo diretto, sbarcando a Cork. C’era chi ci attendeva pronto a portarci in una bellissima locanda storica. Si trova in prossimità di una piccola insenatura tuffata nell’Atlantico, umida e salmastra, silenziosa e misteriosa. Insomma proprio come ci si aspetta sia una locanda irlandese. Per giunta la facciata dell’edificio è coperta interamente di edera verdeggiante che la rende ancora più magica. Me ne sono innamorato fin da subito, e ovviamente i miei due amici hanno pensato di sfottermi per via della mia sensibilità estetica: mi chiamano il romantico o il poeta, ma io sono felice di riuscire a vedere la magia dei luoghi e delle cose. D’altronde chi non ci riesce si priva di molta della bellezza della caccia e l’Irlanda e le sue campagne di magia e fascino ne hanno da vendere. L’ho capito subito, fin dalla prima mattina quando abbiamo deciso che prima di prendere in mano il fucile era meglio visitare i luoghi di caccia. Si trattava di bellissimi campi coltivati ad orzo tagliato di recente. Abbiamo osservato i capanni, le postazioni libere più promettenti e durante il pomeriggio siamo ritornati con il fucile in spalla.

C’era un buon movimento di colombacci e presto sono partite le prime fucilate ad apertura delle danze. Federico poco distante da me è rimasto lungamente a guardare. Era sicuro d’aver scelto una postazione geniale ma purtroppo per lui il vento cambiato l’ha resa davvero poco redditizia. Dopo una mezzora e qualche sguardo di intesa ha deciso di proseguire lungo un filare e di affiancarsi al sottoscritto. La caccia è durata fino alle 18,00.

Il sole era ancora alto ma abbiamo deciso di riposarci; d’altronde in Irlanda, durante l’estate il sole tramonta davvero tardi. Sarebbe davvero poco sportivo continuare troppo a lungo. Il nostro carniere era soddisfacente e noi abbiamo scelto di ritirarci e riposarci per la seconda giornata. La cena me la ricordo davvero gustosa, la chiacchiera resa difficile dalla lingua ma non per questo meno interessante. I proprietari della locanda si sono dimostrati gentili e generosi: lui dopo qualche bicchiere di birra ci ha mostrato un’infinità di trofei di caccia e di foto ingiallite dal tempo. Se oggi noi reputiamo quell’angolo di mondo un paradiso, trent’anni fa doveva essere un vero e proprio spettacolo.

Dopo cena abbiamo salutato, ci siamo riposati e come accade spesso, vuoi per quella birra di troppo, vuoi per il cuscino che non ha niente a che vedere con il mio, la mattina è arrivata troppo presto.  Ho tirato fuori il naso dalla finestra notando subito l’assenza della nebbia e qualche raggio di sole tiepido. Bellissimo, ho pensato. Mi sono lavato, vestito e nutrito, e in men che non si dica ci siamo ritrovati negli stessi luoghi del pomeriggio precedente. La giornata effettivamente era più bella, ma l’assenza di vento, diversamente da come ci aspettavamo, non ci ha favorito. I colombacci non erano propensi al traccheggio, e sembravano più pigri del sottoscritto, per cui la decisione è stata unanime: si cambia.

La sorte a quel punto ha scelto di premiarci: qualche chilometro più ad est le cose sono migliorate. I colombacci li erano più attivi e il nostro carniere ha iniziato a riempirsi. Poco prima delle 18,00 abbiamo riposto il fucile per doppiare la bella serata del giorno precedete.

Il terzo giorno il risveglio è stato triste: sapevo che di lì a qualche ora saremo dovuti partire. L’ultimo giorno d’altronde è sempre il più malinconico. Succede anche a te? D’accordo ci potevano dedicare ancora ad una mattina di caccia ma presto saremo partiti per l’Italia. La mattinata venatoria ce la  siamo goduta alla grande, abbiamo salutato con una certa malinconia l’Irlanda, i suoi campi, la locanda e i suoi proprietari, ripromettendoci di tornare presto magari in compagnia dei nostri cani.

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