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Il dito nell’occhio: emergenza cinghiali

Bruno Modugno e l'emergenza cinghiali
Bruno Modugno cacciatore cinghiali
Bruno Modugno durante una battuta di caccia

Questa volta il dito voglio infilarlo nell’occhio di tutti quelli che, di fronte all’emergenza cinghiali, sanno indicare un solo responsabile: il cattivo cacciatore, che negli anni’50 importò dai Balcani e immise nei nostri boschi, a scopo venatorio e di ripopolamento, alcuni esemplari di cinghiali danubiani, grossi di taglia, molto più prolifici dei nostri.

Quindi ce l’ho con i colleghi giornalisti e conduttori televisivi poco informati e seguaci del pensiero unico, dei veterinari che pur di apparire in TV sono disposti a vestire di scienza le più clamorose cazzate. Lo abbiamo appena visto a Uno Mattina dove il nostro Direttore era stato invitato per esporre al pubblico cosa significhi e quanto sia utile all’ambiente e alla fauna selvatica la presenza di 18 mila cacciatori l’anno. Il veterinario che aveva il compito di spiegare i comportamenti deviati dei nostri amici cani e dei maiali rinselvaticiti nei parchi siciliani ha interrotto l’intervento di Cusimano e si è lanciato in una filippica contro i cattivi cacciatori e in difesa del leone asiatico che nessuno caccia! Ma, quel che è peggio, Il conduttore complice, pagato da tutti noi, l’ha lasciato fare.

Ce l’ho con ambientalisti e animalisti che continuano a dar la colpa di tutto ai cacciatori, anche del caldo, degli incendi e dell’inquinamento da piombo, tranne quei pochi illuminati come Wilderness, Federparchi oltre a qualche frangia umanistica di Legambiente, che riconoscono alla buona caccia una funzione riequilibratrice della dinamica delle specie. Ma torniamo all’emergenza cinghiali. È vero, dopo la guerra c’era il deserto. I cinghiali, in quelle poche zone tirreniche e in Calabria dove c’erano sempre stati, erano stati decimati dalla fame della gente, non dai cacciatori. Ecco il perché dei ripopolamenti degli anni ’50. Ma poi l’ambiente, come si sa, plasma le specie: nelle nostre fitte macchie avevano più facile gioco i grugni affusolati dei sopravvisuti cinghiali nostrani, sicché dopo 50 anni non è rimasta traccia dei giganteschi balcanici. Sì, è vero, il nostro cinghiale oggi è un po’ più grosso e fa più figli. Ma non è quella la causa delle disavventure nelle quali sono incorse alcune persone aggredite e ferite dai cinghiali e degli incidenti stradali mortali provocati dai branchi che scorrazzano di notte lungo le strade statali.

Una causa? Una delle tante, ma forse la più inedita: Il periodo di pasciona causato dall’innalzamento della temperatura che ha aumentato le capacità alimentari (ghiande, castagne e altri frutti del bosco) e quindi raddoppiato i parti nell’anno. L’abbandono delle colture e l’aumento delle zone boscate dove sono apparsi altri ospiti vecchi e nuovi come cervi, caprioli, daini e mufloni che, se non controllati da una caccia attenta e selettiva, possono provocare danno non solo al lavoro dell’uomo e pregiudizio alla sicurezza stradale, ma limitare lo sviluppo dei boschi. E più di tutti, i cervi. Che sono stati immessi in tutta Italia dai Forestali di Tarvisio. Anni fa, un intero branco che scorrazzava per i vigneti del Brunello, è stato sterminato per i disastri che combinava. Lì non si trattava di vile granturco, ma di un vino da 40 euro (prezzo base) a bottiglia! Mi stupisco che quella volta non se la siano presa con i cacciatori. Forse perché l’episodio è stato tenuto segreto perché avrebbe creato qualche problema a giornalisti felloni, veterinari vanitosi, animalisti pietosi. Un’altra causa? I parchi, detti anche “la madre del cinghiale”. Lì vivono indisturbati (tranne in quelle aree protette dove è prevista la caccia di selezione). Lì si riproducono e si rifugiano dopo le notturne incursioni nelle colture agricole. Ecco perché vanno in giro a branchi sulle strade nazionali provocando incidenti spesso mortali.

E chi vive dentro un parco? Se li ritrova in casa come aggressivi coabitanti. Io abito a Roma al confine tra il Parco di Veio e il Parco dell’Insugherata. I cinghiali escono nel giardino condominiale e pascolano nei prati dell’Acqua Traversa. Mica di notte, addirittura in pieno giorno bloccando il traffico per via della gente che si ferma all’improvviso per far fotografie col telefonino.

I cacciatori? Che c’entrano? Vi giuro che ce la mettono tutta per risolvere il problema, anche a caccia chiusa, nei parchi e laddove le provincie autorizzano gli abbattimenti selettivi soprattutto a spese delle femmine e delle classi giovani. Ora per la prima volta ho sentito al telegiornale una parola di buonsenso. Il responsabile delle politiche ambientali chiede la collaborazione dei cacciatori per risolvere l’emergenza cinghiali Ma lo sai che ti dico? Ora, dopo tanti anni di accuse e persecuzioni, farei uno sciopero di un paio di anni. Arrangiatevi!

Bruno Modugno

Diventa Uno di Noi: video di Luca Baldoni dal titolo “Hunting Modigliana”

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Diventa Uno di Noi: video di Marco Bernardi dal titolo “Colonna”

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Diventa Uno di Noi: video di Valerio Mori dal titolo “Sfida alla beccaccia”

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Diventa Uno di Noi: video di Edoardo Pasquino dal titolo “A caccia assieme”

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Il Circolo Libera Caccia di Ceccano organizza una gara amatoriale su beccacce

In Romania in cerca di Beccacce

Gara amatoriale su beccacceIl fine settimana di sabato 13 e domenica 14 febbraio 2016 è stato scelto dal Circolo Libera Caccia (ANLC) di Ceccano, in provincia di Frosinone, per lo svolgimento di una gara amatoriale su beccacce. L’evento avrà luogo nella zona di allevamento cinofilo dell’Ambito Territoriale di Caccia FR 2 “Patrica”, per la precisione in località La Valle. Le categorie in cui è stata suddivisa questa gara ciociara sono tre, vale a dire Inglesi, Continentali e Spaniel’s. L’evento amatoriale avrà inizio nella giornata di sabato 13 alle 8 e riguarderà in questo caso la sola categoria Spaniel’s, dunque Cocker e Springer. Il raduno è stato fissato un’ora prima presso il bar “Quattro Strade” di Patrica.

Le 8 di mattina saranno ugualmente l’orario di inizio della gara di domenica 14, cioè quella che vedrà come protagoniste tutte le razze da ferma. Come precisato dal Circolo, è necessario che i cani abbiano l’intera documentazione in regola. La selvaggina valida, e non potrebbe essere altrimenti, è soltanto la beccaccia, di conseguenza il comportamento dei cani in gara in relazione alle altre specie che dovessero essere presenti sarà considerato solamente per giudicare la correttezza dell’animale e il suo grado di addestramento.

Il terreno dell’allevamento cinofilo dell’ATC è stato scelto appositamente perché consente un apprezzamento sostanziale del lavoro delle razze. L’esperienza sul modo più giusto per affrontare il terreno, adeguando il percorso, e sul luogo in cui cercare il selvatico è un requisito fondamentale (se non il più importante) del lavoro del cane da beccacce. Le prestazioni che vengono richieste sono solitamente quelle prescritte per le prove di caccia, per la precisione nel testo degli articoli 44 e 45.

Gli ambienti tipici delle gare che coinvolgono le beccacce e la selvaggina particolare fanno sì che il giudice tenga nel massimo conto le speciali attitudini e l’esperienza del cane. Il giudizio, inoltre, si basa su punteggi e qualifiche ben precise. La qualifica più alta è “Eccellente”, seguita da “Molto Buono”, “Buono”, “Sufficiente”, “Scarso” e “Insufficiente”. “Molto Buono” è anche la qualifica minima per l’assegnazione del primo posto in ogni tipo di prova o gara.

Tra l’altro, in relazione alle diverse valutazioni il giudizio non può non tenere conto delle maggiori o minori difficoltà che potrebbe incontrare il cane, come ad esempio quelle di tipo climatico e ambientale (assenza di vento, pioggia, temperature eccessivamente calde, selvaggina giudicata come “difficile”, terreni che non sono idonei o specchi d’acqua non sufficienti), come anche quelle che sono dovute a errori chiaramente imputabili al solo conduttore.

Diventa Uno di Noi: video di Michele Rodella dal titolo “On the road again”

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Diventa Uno di Noi: video di Marco Della Mea dal titolo “Caccia al cervo in brunft”

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A Lacchiarella (Milano) una prova pratica su quaglie liberate senza sparo

Quaglie liberate senza sparoLa sezione comunale di Lacchiarella (provincia di Milano) della Federazione Italiana della Caccia ha organizzato per la giornata di domenica 21 febbraio una prova di caccia pratica su quaglie liberate senza sparo. La zona scelta per l’evento è quella in cui vengono addestrati i cani di tipo B, per la precisione nella ex Cascina Guzzafame nell’omonima via (è un terreno libero del comune milanese). Le razze in gara saranno quelle Inglesi e quelle Continentali, mentre i premi sono presto detti: il primo, il secondo e il terzo classificato della categoria “Continentali” riceveranno delle coppe, come anche i primi tre della categoria “Inglesi”.

Per i primi tre cacciatori di entrambe le categorie, inoltre, sono previste coppe e cartucce. In aggiunta, verrà assegnata una bottiglia di vino al quarto e al quinto classificato. L’inizio è stato fissato alle 8, mentre le iscrizioni potranno essere effettuate direttamente sul campo di gara. Tutti i cani che parteciperanno alla prova lombarda dovranno essere provvisti di microchip oppure di tatuaggio ed essere muniti di collare e di guinzaglio: la museruola è richiesta per gli animali mordaci.

Questa prova su quaglie liberate senza sparo è una di quelle riconosciute dall’Ente Nazionale Cinofilia Italiana (ENCI). La selvaggina valida per le qualifiche e la classifica finale è quella idonea per la valutazione del lavoro del cane. Il giudice ordina e controlla l’immissione dei volatili sul terreno in cui viene effettuata la prova, con una distribuzione in tutto il campo utile. La caratteristica maggiormente premiata nelle razze inglesi è quella dell’andatura rapida e sostenuta, senza dimenticare la cerca ben aperta ai lati e di giusta profondità: il giudice andrà a valutare in maniera positiva anche l’avidità, il coraggio e la correttezza al frullo, mentre non è previsto il momento dello sparo come criterio di qualifica.

Diversi, invece, sono gli errori che non vanno commessi se si vuole evitare l’eliminazione. Ad esempio, i cani non devono mancare di iniziativa e la loro azione non può essere discontinua. Allo stesso modo, viene punita la cerca disordinata o effettuata in modo discontinuo, come anche lo stile non conforme alla razza, l’azione non conforme al tipo di prova e la mancanza di fondo. Il discorso vale, infine, pure per il rifiuto del consenso, il sospetto insistente, l’elusione del selvatico (in questo caso la quaglia), il consenso stentato e la mancanza di immobilità a frullo. In poche parole bisogna prestare la massima attenzione al comportamento dei cani e dei conduttori.

Coldiretti propone alla Regione Marche una legge per gestire i cinghiali

Regione MarcheLa stagione venatoria 2015-2016 si è conclusa da poco, ma l’emergenza cinghiali continua a rimanere all’ordine del giorno, in particolare se si guarda alla situazione delle Marche. L’associazione agricola Coldiretti ha proposto una bozza di legge che potrebbe favorire la risoluzione del problema e che è caratterizzata da diversi punti interessanti. Quelli principali consistono nella possibilità offerta agli agricoltori marchigiani di effettuare gli abbattimenti, ma anche nella mappatura delle aree e delle colture che hanno bisogno di una tutela maggiore, senza dimenticare il sostegno assicurativo alle aziende coinvolte.

Coldiretti ha analizzato con attenzione i dati forniti dall’ISPRA e ha constatato come nel nostro paese la popolazione degli ungulati sia raddoppiata in appena dieci anni, raggiungendo la quota poco incoraggiante di dieci milioni di esemplari. In Toscana esiste una legge approvata proprio per fronteggiare l’emergenza, però anche nelle Marche ci sarebbe bisogno di un testo simile. Che cosa sta accadendo di preciso nella regione dell’Italia centrale?

I danni alle coltivazioni sono ormai ingenti, come sottolineato dai coltivatori diretti, a causa della presenza fuori controllo dei cinghiali: il fatto paradossale, però, è rappresentato dalla mancata denuncia da parte di alcuni agricoltori, i quali vivono nell’incertezza e non sono in grado di dire se potranno risarcire le colture che sono state distrutte. Si preferisce dunque non agire nella maggior parte dei casi. Tra l’altro, l’associazione ha fatto sapere come i cinghiali abbiano un impatto decisamente negativo anche sull’ambiente, visto che riescono ad alterare il terreno dal punto di vista chimico, un impatto provocato dagli scavi continui e profondi alla ricerca di radici di cui si rendono protagonisti questi animali selvatici.

L’erosione dei terreni è un ulteriore problema da non sottovalutare, come anche l’allarme per la sicurezza stradale, dato che i cinghiali compaiono all’improvviso e in orari pericolosi. In questo senso, una recente indagine della Coldiretti ha evidenziato il raddoppio delle cause legali marchigiane contro la Regione e le Province, azioni promosse da persone che hanno subito un sinistro provocato dall’animale selvatico.

Nel dettaglio, il valore delle cause in questione è arrivato a quota 765mila euro, di gran lunga superiore a quello di un anno prima. Giusto la scorsa estate è stata lanciata una provocazione a tal proposito da parte del sindaco di Ancona, Valeria Mancinelli: secondo il primo cittadino, infatti, servirebbe addirittura il lanciafiamme contro i cinghiali, i quali andrebbero sterminati, una esternazione che lasciò il governatore delle Marche esterrefatto, in quanto maggiormente convinto dal ricorso alla genetica.

Dead men walking.. Bruno Modugno

Bruno Modugno Caccia Passione
Bruno Modugno durante una battuta di caccia

Bruno Modugno e l'emergenza cinghialiVi ricordate quel mio articolo, intitolato La Lunga notte dei morti viventi, col quale me la prendevo con le associazioni venatorie, colpevoli di aver ignorato il mio atto di accusa contro il parco della Maremma dove si stava sperimentando la castrazione chimica dei cinghiali, per risolvere in questo modo e non con la gestione il problema della loro sovrappopolazione? Un atto di accusa che ha dei risvolti penali.

Se le stesse cose le facesse un agricoltore, questo finirebbe in galera con l’accusa di aver disperso ormoni nell’ambiente. C’è qualcuno che si è risentito. Ma io continuerò, finché non avrò delle risposte, a mettere il dito nell’occhio di chiunque faccia il furbo, il muto e il sordo di fronte ai problemi che non sono solo nostri ma di tutto il corpo sociale. Tanto più se gli occhi appartengono a chi dovrebbe difendere, per mandato dei cacciatori, i loro sacrosanti diritti e il bene comune che è l’ambiente.

La mia rabbia parte questa volta da una presa di posizione di Franco Zunino, segretario generale dell’Associazione italiana della Wilderness, che tutela l’ambiente senza ricevere un soldo dallo Stato, dalle Regioni, dalla petrolchimica e da altri pelosi sostenitori di molte associazioni ambientalistiche (che forse le finanziano per distrarre la pubblica opinione dalle loro malefatte ai danni dell’ambiente indirizzando odio e inimicizie nei confronti dei nuovi “untori”, i cacciatori, colpevoli di tutto). La Wilderness tutela l’ambiente senza preclusioni di sorta nei confronti di noialtri, difende la gente dallo strapotere e la prepotenza dei parchi creando, con la collaborazione delle popolazioni. le cosiddette “aree Wilderness” dove si chiede solo di lasciare le cose come stanno, con la caccia , la pesca, il taglio degli alberi, con tutte quelle attività umane compatibili che hanno consentito a un determinato territorio di arrivare fino a noi nel migliore dei modi. Niente strade, turismo chiassoso, centri visite. Solo silenzio e presenza rispettosa dei tradizionali fruitori. Da sempre ho cercato, insieme a qualche spirito eletto, di coinvolgere il mondo della caccia, di farlo entrare in contatto con la filosofia wilderness. In parte ci sono riuscito. Zunino ha avuto per qualche tempo l’attenzione del C.I.C., dell’UNCZA, della Federcaccia essendo presente con spirito laico ed equilibrato alle loro assemblee, riunioni, convegni. Ha pubblicato un bel libro, autofinanziato, dove spiega il ruolo e la funzione del “predatore compassionevole”, cioè del cacciatore. La Federcaccia gliene comprò solo 150 copie! Alle sue rimostranze, gli fu risposto che  “ la Federcaccia non era in grado di aiutare la Wilderness in quanto già impegnata a sostenere Legambiente, definendola l’unica associazione ambientalista che difende la caccia”! Uno schiaffo in faccia a chi da sempre sostiene la compatibilità tra la buona caccia e la difesa dell’ambiente. Quali possono essere le ragioni di questa Santa Alleanza? Interessi economici? Legambiente è favorevole agli impianti eolici che, sostenuti da una potente lobby, stanno facendo scempio del nostro paesaggio. Interessi politici? Ideologicamente, presidenza della Federcaccia e Legambiente respirano la stessa aria culturale. Ditemelo voi.

Da uomo avveduto e di lungo corso capisco che spesso si possa fare una po’ di strada insieme, anche con un leale avversario, quando occorra raggiungere obiettivi comuni. E poi, ognuno per la sua strada. Ma non capisco questa Santa Alleanza con chi da sempre ha firmato, caldeggiato e sostenuto tutte le iniziative – anche le più becere e talebane – non per una caccia più consapevole, ma addirittura per la sua abolizione. Volete sentire l’ultima?  La vicenda è un po’ complicata, ma ci è utile per comprendere quanto l’alleata Legambiente ami e difenda la caccia. Andiamo in Friuli- Venezia Giulia. Dopo 23 anni dal disposto della L.157/92 , con molto ritardo rispetto ad altre, la Regione ha approvato nel luglio 2015 il Piano Faunistico Regionale.

Successivamente con atti separati, come sempre avviene, devono essere redatti ed approvati i Piani Venatori Distrettuali. In considerazione del tempo esiguo prima dell’inizio della stagione venatoria, la Giunta Reginale in via provvisoria, ha adottato gli atti gestionali già esistenti che facevano riferimento al piano precedente. La LAC (Lega Anti Caccia) ha proposto ricorso avverso il provvedimento delle Giunta, chiedendo la sospensione dell’attività venatoria.

Subito, i nostri amici di Legambiente, insieme a tutte le altre associazioni ambientalistiche, si sono associati alla richiesta che avrebbe portato alla chiusura della caccia per tutta la stagione. Hai visto che amici abbiamo? Non vogliono che andiamo a caccia, forse perché potremmo farci male o per non lasciare sole le nostre signore. Il TAR ha dato la sospensiva – quindi, niente caccia – abrogando temporaneamente la delibera della Giunta Regionale e ha fissato l’udienza di merito ad Aprile 2016, a caccia ampiamente chiusa. Le ragioni degli ambientalisti sono state sostenute da un fervido e clamoroso battage sui giornali, alla radio, alla televisione. Non si parlava d’altro sulla carta stampata, si urlava contro i cattivi cacciatori, massacratori di Bambi e assassini. E’ stato tirato in ballo il Ministero dell’Ambiente, addirittura se n’è parlato a Bruxelles.

Ovviamente l’informazione è stata a senso unico, senza che i cacciatori riuscissero a dire la loro. Ma grazie a Dio, la Giunta regionale ha proposto ricorso al Consiglio di Stato nei confronti della sospensiva del TAR. Il 28 dicembre il Consiglio di Stato ha ripristinato la delibera della Giunta Regionale ed ha fissato l’udienza di merito al 14 gennaio 2016. In quella data, il massimo organo della giustizia amministrativa ha posto fine alla questione con una sentenza che dà ragione alla Giunta Regionale motivando l’utilizzo degli atti gestionali esistenti, in attesa di quelli nuovi, al fine di non creare un buco normativo.

Al momento, in attesa che si arrivi a concludere la vicenda  formulando ed approvando i piani venatori distrettuali, i cacciatori del Friuli VG forse continueranno ad andare a caccia, fino al prossimo attacco degli ambientalisti e di Lega Ambiente, alleata della Federcaccia nazionale. Abbiamo buttato soldi, perché le campagne e gli avvocati costano; abbiamo tutti perso tempo; ma c’è chi ha seminato in giro odii e rabbie contro i cacciatori attraverso la stampa, la radio e la televisione. Questa per me, che sono giornalista professionista dal 1954, è la nota più penosa, che la dice lunga sull’obiettività di certi miei colleghi, disonesti o non informati. Dopo la sentenza del Consiglio di Stato, silenzio. Non l’enfasi e il risalto che avevano caratterizzato quella che avrebbe dovuto essere pura informazione. Appena una breve di cronaca, sottovoce. E’ questo che vi hanno insegnato nelle redazioni o nelle università dove avete creduto di imparare il mestiere? Ne ho le palle piene (quando ce vo’ ce vo’)  di ambientalisti, Legambiente (Legambigua, vi piace di più?), giornalisti felloni, Zombi e “dead men walking”. Che vadano tutti a…farsi mettere le dita negli occhi!