Caccia e politica: in Friuli Venezia Giulia e…

Caccia e politica. Goffredo Grassani nella sua rubrica questo mese affronta il delicato tema dell'attività venatoria nei palazzi della politica..

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caccia e politica
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Un cacciatore durante una battuta di caccia.

Caccia e Politica – In Regione Friuli Venezia Giulia deve essere in atto una ventata di panico da incombente epidemia di Ebola o di meningite virale tipo Zika, attesa l’idiosincrasia manifestata dai componenti la Giunta regionale ad assumere l’incarico dell’Assessorato competente per l’attività venatoria.

Incarico un tempo ambito e retto da politici di alto livello che ne hanno fatto la storia. Uno fra tutti il Presidente Avvocato Antonio Comelli ( tra l’altro nella storia per la conduzione del post-terremoto), con il supporto prezioso del Dirigente “ad hoc”, Dottor Franco Lenardi. Doveroso anche il ricordo del successore, l’Onorevole Adriano Biasutti,  per aver dato sempre voce ai cacciatori e per aver promulgato e resa esecutiva la legge regionale 14/87 sulla caccia di selezione. Ottimo si è sempre rivelato nella storia legislativa e attuativa della Regione l’abbinamento caccia/agricoltura; purtroppo, dopo il pensionamento del Dottor Lenardi, l’ufficio di supporto all’assessorato è sempre andato in caduta libera.

L’assessorato competente, tra l’altro, dopo un periodo “rosa” ( non roseo, ma rosa solo perché diretto al femminile , tipo “limbo”, per intenderci), è stato palleggiato tra un partito e l’altro, sempre meno appetito, anzi inappetito, sino al buio attuale.

Questo vuoto di “potere” ( o di “volere” ), rappresenta un vuoto di principi e di solidità d’azione, è sintomo e prodromo alla decadenza dell’ambiente: perché se l’attività venatoria va alla deriva, ne soffre l’ambiente, la fauna selvatica, la biodiversità e l’economia. La caccia è necessaria, non è un passatempo; basata su gestione e tradizione, oltre che settore economico che assicura un gran numero di posti di lavoro. Ed anche se i cacciatori sono calati di numero ( per età, pastoie burocratiche, costi crescenti e disamore associativo), costituiscono sempre una categoria di cittadini di tutto rispetto, che non meritano ( e non debbono più sopportare ) di essere messi alla gogna per ogni più piccolo evento negativo e mai citati per gli eventi positivi di cui sono protagonisti.

Soprattutto non meritano l’indifferenza ed il distacco che oggi dimostrano nei loro confronti i politici, regionali e non. Mentre sarebbe compito proprio dei politici – sia sul piano regionale che nazionale ed europeo – rappresentare e difendere  il comparto venatorio : i cacciatori rappresentano una vera categoria di ambientalisti, veri ( unici?) volontari nella protezione della natura, categoria ricca di tradizioni e di capacità, legata al territorio e alla sopravvivenza delle realtà locali. Categoria, invece, gettata nel retroscena della società contemporanea, a causa di pruriti pseudo-ambientalisti e di sensibilità pseudo-animaliste.

Stante questa situazione ( ulteriormente non sopportabile ), a mio avviso , in primis, è necessario preparare una offensiva, da contrapporre alla disinformazione che ha gettato il fango sulla categoria. E’ quanto sostiene anche  l’Intergruppo “Caccia sostenibile, biodiversità e attività rurali nel Parlamento europeo”; è quanto dovrebbero attuare le associazioni venatorie, soprattutto in Italia, che, invece, proseguendo nella strategia oggi in auge, finiranno per ritrovarsi con iscritti appena sufficienti a mantenere le sedie di potere! Oggi, poi,  abbiamo al vertice della FACE l’onorevole Michl Ebner, già Presidente dell’Intergruppo, cacciatore altoatesino di eccelsa preparazione e capacità; la forza d’urto di settemilioni di cacciatori europei ( e relativo entourage ) dovrebbe garantire un cambiamento della situazione negativa attuale, se non altro cavalcando il grande fattore economico rappresentato dalla caccia.

E invece i politici si defilano, nonostante i meriti e gli apprezzamenti riconosciuti ed espressi in camera caritatis.

Nell’offensiva di recupero dell’immagine e del riconoscimento del pieno diritto della caccia come componente primaria della società, dovrà essere curata la collaborazione con il comparto agricolo. Che dovrebbe però uscire dal guscio del semplice calcolo economico. Soprattutto nella considerazione che la “campagna”, come la “montagna”, sono periferia rispetto alla città, che sicuramente non ha caccia e agricoltura nel top dei propri pensieri; ma rappresenta il serbatoio principale ai fini elettorali. Da ciò discende che le aree rurali ( e quelle montane in particolare) hanno bisogno di maggior tutela : tutela dell’ambiente, considerazione per le attività umane, redditività. Tre punti che, uniti all’aspetto culturale, possono garantire il futuro della caccia

Le critiche non debbono preoccuparci; reagire alla disinformazione sì : sappiamo che la società contemporanea critica ogni cosa e la caccia non fa eccezione! Anche nel Parlamento europeo, che dovrebbe, grazie all’istituzione dell’Intergruppo, mettere la caccia al riparo delle fazioni politiche, si riscontrano le contraddizioni che si notano quotidianamente nella vita del Paese. Le dichiarazioni di principio, i buoni propositi da cui si parte, in genere, all’atto della attuazione pratica si scontrano, purtroppo, con le esigenze elettorali e talora con le direttive di partito.

A fronte di tale situazione pare che i cacciatori, vuoi per età vuoi per stanchezza, ma soprattutto per inerzia delle associazioni venatorie, tendano più a proteggere l’acquisito che perseguire novità. Dovremo trovare la forza di uscire dall’impasse e riuscire a farci riconoscere come componenti primari della società.

Weidmannsheil!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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