mercoledì 2 settembre 2015
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Bruno Modugno e l'emergenza cinghiali
Bruno Modugno cacciatore cinghiali
Bruno Modugno durante una battuta di caccia

Questa volta il dito voglio infilarlo nell’occhio di tutti quelli che, di fronte all’emergenza cinghiali, sanno indicare un solo responsabile: il cattivo cacciatore, che negli anni’50 importò dai Balcani e immise nei nostri boschi, a scopo venatorio e di ripopolamento, alcuni esemplari di cinghiali danubiani, grossi di taglia, molto più prolifici dei nostri.

Quindi ce l’ho con i colleghi giornalisti e conduttori televisivi poco informati e seguaci del pensiero unico, dei veterinari che pur di apparire in TV sono disposti a vestire di scienza le più clamorose cazzate. Lo abbiamo appena visto a Uno Mattina dove il nostro Direttore era stato invitato per esporre al pubblico cosa significhi e quanto sia utile all’ambiente e alla fauna selvatica la presenza di 18 mila cacciatori l’anno. Il veterinario che aveva il compito di spiegare i comportamenti deviati dei nostri amici cani e dei maiali rinselvaticiti nei parchi siciliani ha interrotto l’intervento di Cusimano e si è lanciato in una filippica contro i cattivi cacciatori e in difesa del leone asiatico che nessuno caccia! Ma, quel che è peggio, Il conduttore complice, pagato da tutti noi, l’ha lasciato fare.

Ce l’ho con ambientalisti e animalisti che continuano a dar la colpa di tutto ai cacciatori, anche del caldo, degli incendi e dell’inquinamento da piombo, tranne quei pochi illuminati come Wilderness, Federparchi oltre a qualche frangia umanistica di Legambiente, che riconoscono alla buona caccia una funzione riequilibratrice della dinamica delle specie. Ma torniamo all’emergenza cinghiali. È vero, dopo la guerra c’era il deserto. I cinghiali, in quelle poche zone tirreniche e in Calabria dove c’erano sempre stati, erano stati decimati dalla fame della gente, non dai cacciatori. Ecco il perché dei ripopolamenti degli anni ’50. Ma poi l’ambiente, come si sa, plasma le specie: nelle nostre fitte macchie avevano più facile gioco i grugni affusolati dei sopravvisuti cinghiali nostrani, sicché dopo 50 anni non è rimasta traccia dei giganteschi balcanici. Sì, è vero, il nostro cinghiale oggi è un po’ più grosso e fa più figli. Ma non è quella la causa delle disavventure nelle quali sono incorse alcune persone aggredite e ferite dai cinghiali e degli incidenti stradali mortali provocati dai branchi che scorrazzano di notte lungo le strade statali.

Una causa? Una delle tante, ma forse la più inedita: Il periodo di pasciona causato dall’innalzamento della temperatura che ha aumentato le capacità alimentari (ghiande, castagne e altri frutti del bosco) e quindi raddoppiato i parti nell’anno. L’abbandono delle colture e l’aumento delle zone boscate dove sono apparsi altri ospiti vecchi e nuovi come cervi, caprioli, daini e mufloni che, se non controllati da una caccia attenta e selettiva, possono provocare danno non solo al lavoro dell’uomo e pregiudizio alla sicurezza stradale, ma limitare lo sviluppo dei boschi. E più di tutti, i cervi. Che sono stati immessi in tutta Italia dai Forestali di Tarvisio. Anni fa, un intero branco che scorrazzava per i vigneti del Brunello, è stato sterminato per i disastri che combinava. Lì non si trattava di vile granturco, ma di un vino da 40 euro (prezzo base) a bottiglia! Mi stupisco che quella volta non se la siano presa con i cacciatori. Forse perché l’episodio è stato tenuto segreto perché avrebbe creato qualche problema a giornalisti felloni, veterinari vanitosi, animalisti pietosi. Un’altra causa? I parchi, detti anche “la madre del cinghiale”. Lì vivono indisturbati (tranne in quelle aree protette dove è prevista la caccia di selezione). Lì si riproducono e si rifugiano dopo le notturne incursioni nelle colture agricole. Ecco perché vanno in giro a branchi sulle strade nazionali provocando incidenti spesso mortali.

E chi vive dentro un parco? Se li ritrova in casa come aggressivi coabitanti. Io abito a Roma al confine tra il Parco di Veio e il Parco dell’Insugherata. I cinghiali escono nel giardino condominiale e pascolano nei prati dell’Acqua Traversa. Mica di notte, addirittura in pieno giorno bloccando il traffico per via della gente che si ferma all’improvviso per far fotografie col telefonino.

I cacciatori? Che c’entrano? Vi giuro che ce la mettono tutta per risolvere il problema, anche a caccia chiusa, nei parchi e laddove le provincie autorizzano gli abbattimenti selettivi soprattutto a spese delle femmine e delle classi giovani. Ora per la prima volta ho sentito al telegiornale una parola di buonsenso. Il responsabile delle politiche ambientali chiede la collaborazione dei cacciatori per risolvere l’emergenza cinghiali Ma lo sai che ti dico? Ora, dopo tanti anni di accuse e persecuzioni, farei uno sciopero di un paio di anni. Arrangiatevi!

Bruno Modugno

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Caccia Passione: ‘Parliamo di Caccia News: Muore tra le sue montagne il maresciallo De Martin’. di Bruno Modugno.

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Cacciatore all'alba
Cacciatore Alba
Cacciatore all’alba

Caccia: Umbria, l’assessore Fernanda Cecchini rivolge il proprio saluto ai cacciatori per la preapertura della Stagione Venatoria 2015-2016 che avrà la sua prima giornata il 2 settembre.

“Con la preapertura di mercoledì 2 settembre prenderà avvio la nuova stagione venatoria che in Umbria, anche quest’anno, parte sotto i migliori auspici: la condivisione delle scelte operate nella predisposizione del calendario, nel rispetto delle regole, e la rinnovata volontà di collaborazione fra Regione e mondo venatorio”. È quanto sottolinea l’assessore regionale alla Caccia, Fernanda Cecchini, nel rivolgere il suo saluto ai cacciatori umbri in vista della prima delle tre giornate di preapertura della caccia previste nei giorni del 2 settembre (dalle ore 6.15 alle ore 19.30) e nelle domeniche 6 e 13 settembre (l’orario consentito è fino alle ore 13) che precedono l’apertura generale a tutte le specie (ad esclusione degli ungulati) fissata alla terza domenica di settembre, il 20 (dalle ore 6.20 alle ore 19.15).

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goffredo grassani
goffredo grassani
Goffredo Grassani

E’ stato infatti approvato – con un ritardo di 23 anni ! – il Piano Faunistico Regionale del FVG ,( (che ha comportato, tra l’altro, un consumo di oltre 4 risme di carta da parte degli interessati per conoscerne le bozze), senza attendere qualche giorno ancora per l’esito del ricorso al TAR, presentato da Federcaccia.

L’argomento che qui ci interessa, non è tanto la logorroica disamina preliminare, sostanziale e “strategica” dell’elaborato, ma la previsione di un blocco della caccia al Capriolo, al Camoscio ed al Cervo nel periodo degli amori, quando il Distretto venatorio non raggiunga la  “Consistenza Obiettivo” (NO) della  specie o una certa percentuale “magica” del piano di prelievo! Attenzione: NO e piani di prelievo riferiti al Piano venatorio distrettuale, non ai singoli enti (le Riserve) di gestione!

E un tanto sarebbe indifferente se i Distretti avessero rispettato il dettato della legge istitutiva , ossia essere costituiti su territori uniformi e omogenei per presenza di fauna e tradizioni venatorie : sin dalla nascita alcuni distretti, come il Tarvisiano, sono stati inquinati dalla politica, per cui Tarvisio, forte delle sue millenarie tradizioni asburgiche, si trova a convivere forzatamente con le mummie di Venzone, le farfalle di Bordano, i combattenti di Taipana e alcuni dissidenti della Carnia! Un meraviglioso pout-pourri dalle conseguenze sinora – fortunatamente – solo sanguinose (in quindici anni di convivenza), ma con previsioni non certo rosee.

Le premesse storiche di un simile exploit? L’organizzazione (auspice, purtroppo l’Uncza o meglio il suo Presidente pro-tempore), di una Conferenza internazionale -“Cervus 2007”- a Fiera di Primiero –TN- (della quale il sottoscritto, allora Vice Presidente Nazionale Uncza, con delega alla “comunicazione”, ha avuto notizia per puro caso!).

E in quella sede è scoppiata la bomba!

Tralasciamo per il momento le strane vicissitudini personali del Presidente Uncza pro tempore. Soffermiamoci sull’esordio del Dr. Francesco Riga, ricercatore INFS: < sarebbe opportuno (non scientificamente provato) sospendere la caccia al cervo nel periodo del bramito, per la delicatezza del periodo riproduttivo. Ma il periodo ancor più delicato – sempre secondo il suddetto – sarebbe quello antecedente al periodo degli amori!  Né andrebbe sottovalutato il periodo susseguente all’attività amorosa, atteso il dispendio di energie dei maschi!>

Quanta delicatezza! Che animo gentile!

Ma per ottenere questo risultato, bisognerebbe – coerentemente – sospendere per mesi ogni lavoro in bosco; vietare escursionismo con qualsiasi mezzo effettuato; vietare raccolta di funghi e altri prodotti del sottobosco; vietare ( le spesso inutili e ripetitive) ricerche faunistiche sul territorio; al limite, non si potrebbero effettuare nemmeno i censimenti al bramito; e chi più ne ha più ne metta.

D’altronde , a detta degli stessi sostenitori della “sospensione amorosa”, “non è stato possibile determinare l’impatto del disturbo”. In materia, Ungheria docet! O dovrebbe insegnare!

L’unica motivazione : l’opportunità! Quale?  Forse quella di lenire i pruriti dei protezionisti ad oltranza o di accondiscendere a fisime di ricercatori, sensibili ad avere campo libero nell’attuazione di  progetti finanziati, ma incuranti di esigenze gestionali?

Il sottoscritto ha intuito subito la pericolosità dell’evento; ne ha reso edotto il Direttore della Riserva di caccia di Tarvisio ed è intervenuto presso la IV Commissione regionale per tentare di scongiurare che una previsione di sospensione venisse inserita – come richiesto dal Dr. Franco Perco ed il consenso degli Yes Men –   nel PFR, rendendo poi difficile qualsiasi modifica.

Perché tanta protervia? Si possono fare, ovviamente, solo ipotesi.

Con questo sistema, ossia la “sospensione amorosa”, la caccia al cervo verrebbe privata del periodo migliore per la “ s c e l t a “del capo da prelevare, secondo il piano di assegnazione. Conseguenza, la necessità di “ s c o v a r e “ ( quindi, non più “scegliere” gli animali) con l’aiuto obbligato di cani da seguita! Né l’Infs, né l’Uncza, né l’Urca hanno avvertito   questo pericolo.

Colleghiamo questa prospettiva alla contemporanea dichiarazione dell’allora Presidente di Bolzano, Luis Durnwalder, circa l’introduzione nella nuova legge provinciale altoatesina dell’uso di cani – sia pure “ idonei ”- per battute nella caccia agli ungulati! Che ne dite?

Noi, Cacciatori tarvisiani, siamo stati sempre leali collaboratori con le istituzioni nella gestione della fauna selvatica, in particolare del Cervo. Basti ricordare che sin dal 1969 i censimenti vengono eseguiti assieme al CFS, al CFR, ai rappresentanti delle istituzioni e a quanti vi vogliono partecipare. Tutti autodidatti, tutti volontari, tutti leali appassionati. E il Cervo , in Valcanale, è esploso. Da 10 capi censiti nel 1950 a 1.100 capi del 2000; da un solo capo abbattuto nel 1969 a 113 capi nel 1999. Complessivamente, nel periodo sono stati abbattuti 1244 cervi : 733 tra femmine e vitelli, 511 maschi. Femmine 43,7%, vitelli 22,5%, maschi 33,8%, con ottima distribuzione nelle varie classi di età! Questi dati – ufficiali ! – sono il risultato di una gestione autonoma tra Cacciatori e Foresta di Tarvisio, senza l’ausilio di tecnici faunistici (!?!) aggiunti. Aggiungiamo i rinvenimenti per morte a vario titolo (una media di 20/25 x anno, con un picco di 118 nel 1981).

Manca il dato ufficiale delle catture per il ripopolamento di quasi tutto l’Appennino e qualcosa d’altro ( 20-50 capi anno?): naturalmente capi sani, forti, in una parola i migliori.

caccia al cervo
Un bellissimo cervo italiano osserva l’altana del cacciatore di selezione

Che più da questa forma di gestione?

 A chi teme che “durante il periodo del bramito sia possibile prelevare maschi di qualsiasi classe, nonché i calvi”, va suggerito di non dire sciocchezze: nessun “cacciatore di montagna” sparerebbe ad una femmina o ad un vitello nella zona di  Brunftplatz!

In conclusione, va riferito quanto dichiarato dal Direttore dell’INFS (ora Ispra) , Dr. Silvano Toso :” “poche carabine in una area vasta, con una scelta oculata dei maschi da prelevare, determinano un impatto minimo, tendenzialmente accettabile anche durante il periodo riproduttivo”.Quindi? Capo assegnato e distribuzione razionale sul territorio sono garanzie assolute. E sufficienti.

In ultima analisi, noi accettiamo, anzi chiediamo l’intervento scientifico. Ma in questo caso non è così: lo stesso Dr.Perco, alla richiesta di cosa pensi la scienza  sull’argomento, ha risposto : “ La scienza non sa bene, ancora. O meglio, non ci sono studi approfonditi sulla questione:abbattimenti di maschi di cervo durante gli amori non hanno conseguenze negative. Dimostrate.”

Di questo passo, grazie ai continui attacchi , abbiamo perso, in montagna, il Francolino di Monte ed il Gallo Cedrone, allargando lo spazio al bracconaggio  ( a caccia chiusa, i topi ballano! Diceva mio nonno) ; abbiamo perso la caccia al canto in primavera al Gallo Forcello; Coturnici, Pernici bianche e Lepri variabili si godono solo con il binocolo; lo Stambecco ( immesso) ha sconvolto la vita del Camoscio; questa specie, poi, ha sofferto le pene dell’inferno perché la natura facesse il suo corso e lasciasse libero sfogo alla rogna sarcoptica . Che più? Lasciamo altri spazi ai pruriti para-tecnici?

Weidmannsheil!

Goffredo Grassani

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 Con Decreto del Presidente della Regione Lazio è stata disposta la preapertura nel territorio laziale (ad esclusione dei territori compresi nelle Zone di Protezione Speciale – ZPS) nei giorni 2 e 6 settembre, dalle ore 5.40 alle ore 19.40, per l’esercizio venatorio da appostamento fisso o temporaneo, senza l’ausilio del cane, alle specie: cornacchia grigia, gazza, ghiandaia, merlo e tortora.
Nei giorni indicati, la caccia è consentita ai cacciatori residenti nella Regione Lazio limitatamente al territorio dell’Ambito Territoriale di Caccia – ATC dove sono iscritti come residenza venatoria e/o come secondo ATC, e ai cacciatori con residenza anagrafica fuori dalla Regione Lazio limitatamente al territorio dell’ATC dove il cacciatore è iscritto come residenza venatoria.
Il limite di carniere giornaliero, per ciascun cacciatore, è stabilito nella misura di 20 capi complessivi delle specie autorizzate, di cui non più di 5 capi per ciascuna delle specie: merlo e tortora.

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SERATA DOC: A partire da lunedì 7 settembre alle 21.00 Caccia (Sky canale 235) presenta una nuova Serata DOC.

Il 7 settembre si inizia con il documentario in due parti Caccia in Ungheria. Si tratta di un documentario realizzato in terra magiara nel periodo che va da aprile a gennaio, mostrando la cronaca di appassionanti battute di caccia alla grossa selvaggina, ed in particolar modo al capriolo al daino, al cervo, al muflone e all’immancabile cinghiale.

Il 14 settembre è la volta di Battute al cinghiale, una serie impressionante di 42 battute al cinghiale realizzate in 15 giorni di caccia, e a seguire Caprioli con grandi trofei, cronaca di una serie di azioni di caccia in Ungheria dedicate alla caccia, nelle diverse modalità, del capriolo nel suo habitat naturale.

Anche il documentario 100 Cervi, in onda il 21 settembre, è ambientato in Ungheria, nella parte nord della selva Baconia: realizzato nell’arco di tre anni, mostra una serie impressionante di grandi trofei di cervo, raccontando una serie di azioni di caccia che avranno come risultato ben 11 abbattimenti.

Per chiudere vedremo Caprioli anomali, la cronaca di alcune battute che avranno per oggetto caprioli con trofei particolari. 

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Caccia in Toscana: Un cacciatore di selezione mentre attende il passaggio di ungulati.

CACCIA DI SELEZIONE NELLA CAMPAGNA SENESE: A partire da martedì 22 settembre alle 21.00 Caccia (Sky canale 235) presenta Caccia di selezione nella campagna senese .

In questa nuova serie un gruppo di cacciatori toscani guidati da Simone Pinzani, esperto cacciatore di ungulati, ci condurrà nel mondo della selezione che si svolge in provincia di Siena, all’interno dell’azienda faunistico-venatoria Brentine.

Parteciperemo al prelievo in selezione del capriolo dall’altana, tecnica venatoria introdotta con grande successo da molto tempo. Poi sarà la volta del cinghiale, il cui prelievo in selezione è stato autorizzato in tempi recenti, anche al fine di evitare gli abbattimenti in via deroga.

Vivremo intense emozioni, seguendo le giornate di caccia in tutti i loro momenti: dalla ricerca delle tracce all’appostamento sull’altana fino al prelievo e conseguente recupero del selvatico abbattuto.

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caccia tortora africana preapertura caccia italia
Tortore africane.
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Tortora africana detta anche estatino protagonista della preapertura della caccia in Italia.

Tutta la redazione di Caccia Passione augura un sincero in bocca al lupo a tutti gli amici cacciatori che domani aprono la stagione 2015/2016.

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caccia & cacciatori

Animalisti in campo contro l’apertura anticipata della caccia nella Regione Lazio. “Con un decreto a firma del Presidente Zingaretti, la caccia si aprirà il 2 settembre prossimo e non la terza domenica di settembre come disposto dalla legge nazionale” si legge in una nota firmata da Animalisti Italiani, ENPA, Italia Nostra, LAV Roma, LAC Lazio, LIPU Lazio, OIPA, SOS Gaia, WWF Lazio. “Ancora una volta la politica si è piegata alle richieste del mondo venatorio, infischiandosene della stragrande maggioranza di cittadini contrari al massacro di animali selvatici per puro divertimento”.

Animalisti e ambientalisti ricordano “gli impegni elettorali da lui sottoscritti, disattesi, come nel Programma per i diritti degli animali per il rinnovo della giunta e del Consiglio Regionale del Lazio del 2013”. A sostegno della loro denuncia, citano un punto, la tutela della fauna selvatica: “La fauna selvatica e i parchi naturali sono un patrimonio regionale spesso viziato per interessi economici o per interessi di parte. La Regione Lazio, quale Ente pubblico giuridicamente competente, dovrà esercitare tutte le competenze e le facoltà atte a garantirne una concreta tutela, condividendo iniziative in sinergia con le associazioni animaliste”.

Per le associazioni firmatarie della nota, il Piano Faunistico Venatorio Regionale andrebbe rinnovato. “Risale ormai al 1998 ed è urgente, oltre che doveroso, sospendere la caccia fino a che non sarà approntata una nuova pianificazione. E’ la stessa norma nazionale ad imporlo: se non esiste una pianificazione faunistico-venatoria la caccia non potrebbe essere proprio consentita in nome degli interessi prevalenti di tutela della fauna che è patrimonio indisponibile dello Stato,  rispetto all’attività venatoria, che ricordiamo è una concessione limitata a talune circostanze di tempo e di luogo e da esercitare secondo precise modalità”.

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Cacciatori con cani
Cacciatori con cani

Caccia: Prato, il Calendario Venatorio provinciale 2015-16, confermata la pre-apertura al 2 settembre. La stagione ufficiale parte invece domenica 20 settembre, ecco le disposizioni da osservare sul territorio pratese. Autorizzato anche il prelievo in deroga allo storno.

Pre apertura Caccia. Inizierà ufficialmente il prossimo 20 settembre la stagione venatoria 2015/2016, ma già il 2 settembre è confermata l’apertura anticipata della caccia da appostamento, autorizzata in Toscana dalle 6 alle 19. Insieme alla data di apertura la Giunta regionale toscana, che ha approvato il nuovo calendario venatorio, ha stabilito la chiusura generica al 31 gennaio, con eccezioni per alcune specie particolari. Già autorizzato anche il prelievo in deroga a storno (sturnus vulgaris) e piccione nel periodo compreso fra il 4 ottobre e il 13 dicembre 2015.

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Unione Cacciatori di Sardegna
Unione Cacciatori di Sardegna
Unione Cacciatori di Sardegna

L’Unione Cacciatori di Sardegna avvia la campagna per controllo delle specie cornacchia e volpe durante la Stagione Venatoria 2015-2016.

Campagna per il controllo numerico della cornacchia e della volpe 2015–2016. L’Unione Cacciatori di Sardegna anche per la stagione venatoria 2015/2016 incentiva l’abbattimento delle cornacchie corrispondendo al cacciatore (socio dell’U.C.S.) una confezione da 25 cartucce ogni 5 esemplari abbattuti. Per dimostrare l’abbattimento il cacciatore dovrà consegnare entrambe le zampe di ogni esemplare incarnierato.

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Cinghiali in branco
Cinghiali in branco

Caccia e Fauna: Emilia Romagna, Tommaso Foti accusa, “Troppi cinghiali, la Regione dorme”; la replica dell’assessore all’agricoltura, Simona Caselli, “Attendere il tempo necessario per verificare i risultati delle misure attuate”.

Sulla recente presa di posizione assunta dai rappresentanti del mondo agricolo (Coldiretti e Unione Agricoltori) relativa ai danni provocati dalla presenza sul territorio di ungulati, in particolare modo cinghiali, interviene il consigliere regionale piacentino Tommaso Foti che, nei mesi scorsi, aveva presentato un’interrogazione in merito. L’esponente di Fratelli d’Italia, in particolare, chiedeva alla Giunta “se e quali iniziative – anche in accordo con le Province, gli Ambiti Territoriali di Caccia (ATC), le Aree protette, le Aziende faunistico venatorie e le associazioni agricole – intendesse assumere per una riduzione duratura degli  ungulati  e, conseguentemente, dei danni da essi provocati.”