martedì, 22 maggio 2012

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Tu Sei Qui': Cani e Cacciatori Segugio Italiano, Professione Lepraiolo

Segugio Italiano, Professione Lepraiolo

Segugio Italiano, Professione LepraioloIl segugio italiano, elegante e nobile nella forma, sagace e passionale nel carattere

Il segugio italiano lo conosciamo tutti, e tutti noi sappiamo che è nato per la caccia, ma specialmente per dar la caccia alle lepri. Quel che tutti non sanno è che le origini del cane, in qualità di segugio sono davvero remote.  Sappiamo per certo, ad esempio, che fin dal Paleolitico, gli antenati di quelli che poi sarebbero diventati segugi a cinque stelle, accompagnavano già l’uomo durante la caccia e a raccontarcelo ci pensano  figurazioni di vario genere, in principal modo le pitture rupestri. Quella di Cueva de la Vieja rappresenta ad esempio un cane che insegue e stana la propria preda, portandola al cacciatore. Vien da pensare che le cose non siano cambiate poi troppo.

A dare descrizione di questi cani particolarmente astuti ci ha pensato Senofonte nel suo famoso, almeno per gli amanti dei cani, Cinegetico. Furono i Romani, in seguito, a creare una prima suddivisione fra razze: i segugi (sagaces)  erano dotati di un mirabolante fiuto e di un eccezionale olfatto, capaci di seguire le tracce anche nelle peggiori condizioni. Poi c’erano i levrieri (celeres) più veloci del vento nel seguire le proprie prede a vista ed i molossoidi (pugnaces) ottimi nell’attacco.
Molto tempo più tardi, nel 1898 l’Ente Nazionale della Cinofilia, portò avanti una nuova distinzione relativa questa volta ai segugi nostrani.

Fra i più noti impossibile dimenticare i Lomellini o di pianura, secondo alcuni la razza più pura e vicina al Segugio Italiano, il Cravin, del Piemonte, la cui origine è probabilmente da ricercare fra i segugi della Gallia. Non meno attraente e capace il Montagnino nato fra le Alpi e le Prealpi centro orientali, e  dall’Appenino venne selezionato il Segugio Appennino. Ad oggi la società Italiana Pro Segugio sta lavorando per ottenere il riconoscimento del Lepraiolo Italiano, che dovrebbe comprendere le caratteristiche dei segugi su citati, sia per quel che concerne la morfologia, sia per quel che riguarda i tratti psico - attitudinali.
Il segugio italiano, elegante e nobile nella forma, sagace e passionale nel carattere
Quando si parla di Segugio Italiano comunque ci si riferisce a due razze uguali sia per struttura che per tratti, ma che differenziano per tipologia di mantello: il segugio a pelo raso ed il segugio a pelo forte.
La selezione del segugio italiano fu lunga e per dargli identità vennero definiti tratti morfologici e comportamentali. La taglia doveva aggirarsi entro i 48 ed i 58 cm, ma soprattutto si cercò di eliminare tutti quei tratti e quelle caratteristiche che denotavano la fusione fra segugi italiani ed esteri: il padiglione auricolare particolarmente sviluppato e sull’estremità arrotondato, il cranio con una caratteristica forma a cupola, o il manto eccessivamente macchiato di bianco.

A differenziare la razza italiana ci pensò anche la voce che nel Segugio nostrano è lo scagno, in quello francese è invece l’urlo. Gli italiani inoltre dimostrano anche una maggiore sagacia rispetto agli esemplari stranieri.
Infine si decise anche di non accettare lo sperone presente negli arti posteriori in quanto era dimostrazione palese di influenze da parte del Bracco o dello Spinone.
Segugio italiano
Il segugio Italiano (a pelo raso o a pelo forte) è oggi il frutto di questa rigorosa selezione e si presenta con  struttura di nobilissimo mesomorfo, con tronco quadrato. Ben si adatta alla caccia in pianura ed in montagna, e non si lascia spaventare nemmeno dai terreni più difficili. Ottima la velocità e la resistenza, e senza pari la passione e la determinazione che dimostra sia quando lavora da solo, sia quando è in muta.
Le differenze fra segugio a pelo raso e forte si riscontrano solo a livello comportamentale. L’ultimo è sicuramente meno esuberante e più riservato rispetto al primo, per quanto, caratterialmente siano entrambi calmi, equilibrati, vivaci mentalmente e sagaci.

Luigi Zacchetti che a lungo osservò il segugio cacciatore, lo definì non a caso il migliore per la caccia alla lepre con il fucile. A giustificare tale scelta sicuramente il suo olfatto finissimo, ma soprattutto la passione nel seguire la pista, la tenacia e l’ottima resistenza alla fatica.
Come riconoscere un vero segugio italiano? E’ un cane ce caccia con classe e stile, capace di rispettare le quattro fasi fondamentali, dalla ricerca della passata, all’accostamento, allo scovo ed infine all’inseguimento. E per avvertire il suo compagno cacciatore userà la sua voce squillante e piacevolissima che aveva convinto anche Zacchetti.
Il segugio italiano
Per quanto riguarda infine la sua alimentazione, è bene ricordare che durante i periodi di piena attività la sua dieta deve essere leggermente più ricca: per questo si consiglia un pasto giornaliero composto da carne (300 g circa), riso (150 g circa) in associazione con verdure cotte. 

Commenti (3)

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io.. con rispetto parlando, da mangiatore di carne e da sostenitore di una caccia sostenibile (anche se non cacciatore)...

..ma a voi cacciatori, non vi viene mai in mente quanto sia assurda questa scelta che fate tra animali privilegiati e non? cioè, se io scrivessi "mah, a me i segugi mi garbano fritti al barbecue con l'olio", pioverebbero insulti.

come si può avere la passione per i cani, che traspare anche in questo articolo, ma non per le lepri? la pratica della caccia - pur nei distinguo fatti all'inizio - si basa su questo presupposto culturale. lo trovo assurdo e, per certi versi, indegno di una società che si dice civile.

io sono un essere umano, che diritto ho di scegliere quali (altri) animali ammazzare? allora troverei più giusto ammazzarli tutti.

per paradosso, ovviamente :-)

saluti

saluti

r , novembre 19, 2011
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si e poi magari qnd nn servono piu si abbandonano,,,,,,
anto , dicembre 03, 2011
amici dei cani da caccia - cacciatori
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Un giorno conobbi una bellissima ragazza di Treviso, faceva la maestra ed era una convinta protezionista degli animali (nobile ideale), frequentava la bellissima località di alta montagna dove io ho da sempre la riserva di caccia. Nei nostri incontri giornalieri parlavamo di tutto, ma sopratutto di caccia, animali, ideali protezionistici, motivazioni della mia convinta passione di cacciatore. Ovviamente ognuno, nel rispetto reciproco, era convinto delle proprie idee. Un bel giorno accettò di accompagnarmi sulle vette più alte, io armato del mio binocolo e fucile lei della sua bella chioma bionda e il cappellino rosa. Scoprimmo assieme che lei di animali selvatici e di natura incontaminata non sapeva assolutamente nulla. Nemmeno che i caprioli perdono le corna. Tanto che quando gliene regali uno rimase entusiasta. Non sparammo un colpo, osservammo tanti camosci ed una volpe e le sue convinzioni iniziarono a vacillare. Non la rividi mai più, ma sono convinto che ancora oggi su una scrivania è in bella mostra il corno di capriolo ricevuto in regalo. Per questo sono convinto che se ci fosse più colloquio e frequentazione e si tenesse più distanza dagli estremisti da entrambi i lati si potrebbe arrivare ad ottenere un futuro più costruttivo anche tra "veri" amanti della caccia e protezionisti "veri". Forse arrivando anche a capire che se vuoi bene ad un cane e piangi per lui giornate intere quando muore di vecchiaia e ne conservi ricordi indelebili, è anche perché era un tuo fedele compagno di caccia, prima di tutto perché lui stesso era, per natura, un cacciatore.
Lukas , aprile 12, 2012

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