Digiscoping e selecontrollori

Come dimostrano esempi ben documentati, i telescopi e i binocoli SwarovskiOptik si rivelano un’arma fondamentale per i riconoscimenti, le valutazioni, i censimenti, i prelievi corretti e la gestione del nostro straordinario patrimonio faunistico.

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La colonia di 12 caprioli citata nel testo come esempio
La colonia di 12 caprioli citata nel testo come esempio

Digiscoping – Il lungo durante e, soprattutto, prima del prelievo selettivo. Certo: questo strumento ottico non sostituisce la carabina ma si dimostra fondamentale quando/se finalizzato alla gestione e all’attività dei selecontrollori. Possiamo illustrare questo concetto attraverso due significativi esempi, sul “campo”. Caprioli a fine inverno. Nei primi mesi dell’anno, ai caprioli piace raggrupparsi in piccole “colonie”, generalmente compatte e uniformi. Nei prati aperti, sgombri di neve, nasce la prima erba novella. Gli animali non resistono a questo richiamo. Per i selecontrollori, questo e un periodo dell’anno assai importante: l’imperativo è definire al meglio la composizione della colonia e il riconoscimento delle classi d’età e sesso. Forse ancor più che durante i successivi censimenti.

Il “problema”, tuttavia, consiste nel fatto che risulta molto, molto difficile avvicinare questi gruppi compatti. Senza sbrancarli. In più il riconoscimento delle classi d’età e sesso, non è sempre facile, a distanza: i capi adulti hanno abbozzato il primo velluto; alcuni possono essere ancora “calvi”; per le femmine ci si basa sulla falsa coda e sull’altezza al garrese per distinguere le “sottili” dalle adulte. Questi ed altri elementi sono riconoscibili soltanto con un’osservazione più documentata. La documentazione, in sintesi, è l’imperativo prima del prelievo e della caccia di selezione. Tutto ciò si rivela indispensabile per un prelievo corretto da parte dei selecontrollori.

Digiscoper in azione con la nuova testa PTH Swarovski Optik
Digiscoper in azione con la nuova testa PTH Swarovski Optik

Documentiamo – in foto e video – la situazione, usando un lungo Swarovski Optik ATX95 30-70x. Nella prima foto il gruppo compatto: per eseguire questi scatti, manteniamo una distanza di “sicurezza”: nel nostro caso 560mt. I caprioli restano ben raggruppati; possiamo, innanzitutto, contarli: 12 soggetti nel totale. Ma non solo: fra questi possiamo distinguere – in diretta e, ancor meglio, in un file foto/video – 2 maschi adulti; 3 maschietti giovani; 3 femmine adulte e 4 femmine “sottili”!. Acquisito questo primo approccio a distanza (dove l’occhio umano e financo il binocolo non offrono questi dettagli), possiamo approfondire ci restano due possibilità: “isolare” qualche soggetto particolare con maggiori ingrandimenti del lungo (vedi foto), oppure cercare un ulteriore avvicinamento fregandosene del rischio di sbrancare il gruppo. Ogni selecontrollore sa bene quanto queste informazioni siano utili e fondamentali. Censimenti, gestione e prelievi corretti compresi. Il tutto racchiuso anche nella memoria dello smartphone e/o della fotocamera digitale. Senza parlare del piacere di vedere, rivedere, ingrandire, valutare anche a casa, sul PC.

Nel camoscio che alza la testa nella neve alta, è possibile determinare l’età: 6 anni compiuti.
Nel camoscio che alza la testa nella neve alta, è possibile determinare l’età: 6 anni compiuti.

L’età dei camosci. Il principio fondamentale della caccia di selezione agli ungulati riguarda il riconoscimento delle classi d’età e sesso. In vita, naturalmente. Non si spara più – fortunatamente – al primo selvatico che venga a tiro, bensì a un capo “assegnato”, contraddistinto da precisa classe d’età/sesso.  Per i selvatici dotati di corna (non palchi) permanenti – camosci, stambecchi, mufloni – il sesso e l’età si “leggono” soprattutto (ma non solo) sulle corna e sugli anelli di crescita. I più esperti cacciatori di montagna rispettano, anzi rispettavano, questo compito attraverso le lenti di un buon binocolo. Oggi, invece, perché non affidare – meglio, molto meglio – questo compito al Digiscoping? Le corna del camoscio, inquadrate anche a distanze utili per il tiro, sono un vero e proprio libro aperto: nel file fotografico, ingrandito e senza preoccuparsi della qualità, gli anelli di crescita si contano alla perfezione. Non serve, per ora, la mandibola. Documentiamo questo concetto (vedi foto) utilizzando uno smarthphone abbinato all’ATX85,25-60x. Prima un totale con 25x, poi a 50x e ulteriore crop in postproduzione. Davanti noi, a circa 300 mt di distanza, un bel camoscio immerso nella neve. All’inizio si vedono spuntare soltanto le corna; poi, lentamente, il muso e parte del collo. Tanto basta a stimare prima di tutto il sesso (uncinatura e sezione delle corna) e successivamente, l’età. Abbiamo così di fronte un bel maschio adulto di 6 anni d’età: per chi ha questa tipologia di camoscio assegnato, non ci sono problemi: il prelievo sarà comunque corretto!

Nel display della fotocamera il primissimo piano di un camoscio maschio adulto.
Nel display della fotocamera il primissimo piano di un camoscio maschio adulto.

Di esempi venatori come questi potremmo citarne molti altri. Inutile sottolineare, quindi, che il binocolo e il lungo si rivelano fondamentali nell’attività dei selecontrollori. Considerando che oggi non si spara al primo selvatico a tiro della carabina, il riconoscimento e la valutazione del capo – in vita – rappresentano una pratica (obbligatoria in alcuni paesi) assolutamente doverosa per eseguire prelievi corretti. Ma non solo: scattare qualche foto e/o realizzare brevi filmati in Digiscoping dei nostri soggetti preferiti risulta estremamente utile alla gestione. Non soltanto nei censimenti (che sfruttano la possibilità di comunicare live dati assolutamente documentati), ma anche nel monitoraggio quotidiano e costante della situazione ambientale entro cui svolgiamo la nostra attività di controllo e di caccia di selezione.

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